Sarò come mi vuoi

Sarò come mi vuoi
Provincia italiana ai giorni nostri. Gina Tocco è una giovane donna un po’ anonima, né brutta, né bella, “disinvolta come un tavolo da stiro”, impacciata, timida e anche sfortunata. Con un mutuo sulle spalle e una vita da single viene licenziata dalla piccola azienda produttrice di calze per cui fa la contabile da una decina d’anni e si ritrova improvvisamente nell’urgenza di dover cercare un nuovo lavoro. Manda decine di curricula e comincia a fare qualche colloquio, ma nessuno sembra essere colpito dalla sua professionalità né tanto meno dalla personalità anonima che si porta in dote. Fino a quando non arriva negli uffici di Tuttigusti, una società specializzata nella vendita di sex toys, messa in piedi e gestita con inaspettata fortuna dai due soci ed amici, Paolo Carli e Giovanni Zamberletti. Con la prospettiva di ampliare un organico sottostimato rispetto alle potenzialità di crescita del proprio business, i due sono in cerca di ragazze intraprendenti e vivaci per la vendita a domicilio dei loro prodotti. Appare ovvio sin da subito che Gina non possiede alcuna delle caratteristiche richieste ma un po’ per gioco un po’ per sfida Paolo scommette che riuscirà a trasformare Gina “da brutto anatroccolo a cigno”, vedendo in lei del sicuro potenziale. Giovanni gli da tre mesi di tempo per dimostrare le sue doti di Pigmalione e aggiudicarsi la cena messa in palio ma in realtà ci vorrà molto meno. Grazie all’aiuto di Silvana, la collega tutto fare dell’ufficio ma soprattutto grazie ai consigli e alla vicinanza di Paolo, la metamorfosi avviene in tempi ancora minori e Gina si dimostra immediatamente una venditrice apprezzata, affascinante e preparata. Patrizia, la sua amica dai tempi delle scuole, la mette in guardia in particolare sul tipo di rapporto che si è instaurato con Paolo, vuole proteggerla perché Gina di Paolo si innamora sul serio e comincia una relazione clandestina fatta di sesso appagante e molti dubbi. Fino al giorno in cui Deborah ‒ nuova recluta del duo Carli/Zamberletti ‒ arriva a scombussolare gli equilibri di tutti, costringendo a confessare le verità taciute e a gettare finalmente la maschera…

Nulla di nuovo, si potrebbe obiettare, rispetto al copione visto e rivisto di My Fair Lady, niente di particolarmente originale se guardiamo alla trama, così simile per certi versi a quella del pluriproiettato Pretty Woman: una ragazza senza arte né parte che diventa, grazie al suo “creatore”, una donna sensuale, sicura di sé, persino capace di farlo innamorare. Obiezione accolta, eppure c'è qualcosa di così delicato, leggero, romantico e sfrontato in questo romanzo che ne fa una lettura piacevole e intelligente a cui resta difficile sottrarsi sin dalle prime pagine. Greta Simeone - pseudonimo dietro cui si cela una scrittrice che nella vita vera scrive dell’altro - mette su un divertentissimo teatrino degli equivoci, infarcendo il tutto con abbondanti dosi di ironia, sensualità, sesso, amicizia e amore. Gina nella sua repentina trasformazione in Gena - nome d’arte aggiustato per rendere più esotico il suo debutto nel mondo del commercio - acquisisce sin da subito la capacità e la determinazione necessarie ma rimane nel fondo una creatura insicura, innamorata per questo traballante ma disposta a combattere per tenersi quello che ha faticosamente conquistato. Le donne insieme fanno squadra e non è una novità, Gina non sarebbe diventata quella che è senza la preziosa complicità delle sue amiche, Patrizia e Silvana, due universi-mondi diversi ma animati dalla stessa saggezza e dal medesimo istinto di protezione nei suoi confronti. Donne che conoscono gli uomini perché magari ne hanno incontrati tanti come Patty o semplicemente perché hanno toccato con mano il dolore di un abbandono come è successo a Silvana con un bimbo appena nato, per questo inclini a partire in crociata per difendere i più deboli. Gina è fragile ma non è stupida, capisce quasi subito che il suo rapporto con Paolo, per quanto imbastito su grande passione, appaganti orgasmi e giochi erotici da manuale, ha qualcosa che non va. Che dietro all’estasi da plasmatore che eccita l’uomo si cela dell’altro: Paolo è da sempre indipendente, controllato, in apparenza distaccato e per niente sentimentale, convinto che “l’intensità è una gran bella cosa ma richiede dispendio di energie, totale dedizione, totale attenzione” quindi decisamente troppo impegnativa. Eppure qualcosa anche nel suo meccanismo si inceppa ed è qualcosa che sfugge per un momento al suo controllo e lo fa naufragare in un oceano di punti interrogativi e messe in discussione. L’amore fa di questo quando è amore, arriva e va dove vuole, scardina certezze, costringe a fare un passo indietro e a prendersi delle responsabilità. Che poi magari nella vita non è esattamente tutto così facile ma per lo spazio di duecento pagine è stato bellissimo credere ancora una volta alla favola. Che sia Audrey Hepburn nei panni di Eliza, Julia Roberts in quelli di Vivian o Gina nelle vesti di Gena Tuttigusti Tocco, in fondo il lieto fine - che vi assicuro c’è - è rassicurante e balsamico per tutti. Un libro che convince pur nella sua semplicità, personaggi e dialoghi orchestrati alla perfezione, irriverenza e tenerezza al punto giusto, il perfetto scacciapensieri per chi crede ancora nel batticuore e nella possibilità di un mondo perfetto proprio a un passo dalle nostre paure.

 

 

 

 
 
 
 

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