Scatole nere

Scatole nere

Amanda è felicemente sposata con Mathieu, docente universitario con il quale ha avuto due figli, l’introverso Paolino e l’irrequieta Isabella; un giorno, criticando il perizoma della figlia, si sente rispondere che “a tutti gli uomini eccita” e Isabella insinua pure che magari il padre ha un’amante propensa a certi indumenti. Amanda è scossa da queste parole e fa di tutto per rimuoverle, ma alla prima occasione sembra che Mathieu non vedesse l’ora di aprire il vaso di Pandora… Il dottor Zaum è un anziano neurochirurgo che ha smesso di operare a causa dell’artrite; ora è conteso tra la nostalgia per l’infanzia dei figli e il senso di colpa per la morte della moglie, ma l’incontro con uno yorkshire malandato (“La vita ha bastonato entrambi”) riuscirà a restituirgli il sorriso… Il fioraio Bernardo, sposato, sogna una vita meno grigia e monotona (“Mi sento una scatola che attende di essere riempita, anche il ciarpame mi andrebbe bene”); un giorno, guardando un vecchio film in tv, rimane folgorato dall’attrice protagonista e decide di rintracciarla… L’ex fantino di successo Ernest Laroux è ora un alcolizzato in rovina: per lui sembra tutto perduto, finché una notte, dopo una corsa verso il mare, non incontra una donna misteriosa che sostiene di essere una “ladra di ricordi altrui”… Una donna identifica nel vizio del fumo il proprio declino e si tormenta al ricordo dell’innocenza perduta in seguito a una violazione… Fuggito dalla guerra e orfano, il piccolo Said riesce a raggiungere Parigi, dove finisce a vendere fiori per strada ed è maltrattato da tutti, finché Amanda non incrocia la sua strada…

Scatole nere è una raccolta consapevole e riuscita, legata da una cifra stilistica poco mimetica ma sempre piacevole. I temi ricorrenti sono la nostalgia, i sogni infranti e il decadimento psicofisico: le scatole nere del titolo fanno appunto riferimento a quei non detti che vengono a galla quando il disastro è già avvenuto. Il meccanismo dei sei racconti è simile: il protagonista vive un presente disprezzabile, si tormenta e poi scorge la speranza di riscatto. Nel caso di Gigli appassiti l’esito è un po’ melodrammatico, ma i dialoghi vividi tengono alta l’attenzione. Il cagnolino del dottor Zaum è l’episodio più riuscito, perché forte, per quanto afflitta, è la voce del protagonista. Divertente ma più debole è Lei è in tutte e in nessuna, spaccato di un’esistenza irrisolvibile e pertanto meno avvincente. Blue moon sconfina nell’onirico, nel simbolico e nel poetico, ammaliando il lettore avvezzo a questi territori. Il monologo rabbioso Piove è l’unico caso in cui non si scorge via d’uscita. Si torna a respirare con Said, che pur evocando l’orrore della guerra, prospetta le mille possibilità della vita e chiude l’antologia in modo intelligente e circolare. Cognetti ha molte frecce nel suo arco (in tal senso, Scatole nere è un ottimo punto di partenza): i suoi punti forti sono la capacità di sprofondare insieme ai personaggi nella loro disperazione, ma fornendo sempre un appiglio; una scrittura limata e pulsante; e la costruzione di identità ben caratterizzate. E se in questo caso ci si imbatte in qualche concessione e in un’eccessiva densità, è certo che Cognetti sia un’autrice da continuare a seguire.



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