Scherzi del destino

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Era successo per caso, la prima volta: grazie alla zia costumista di una compagna d'università, Robin aveva ricevuto un biglietto gratis. In scena, il Re Lear. La nipote della sarta a rappresentazione conclusa aveva detto di essersi annoiata a morte; Robin, invece, non aveva parlato. Per ventiquattr'ore almeno, pensava, non sarebbe riuscita a spiegare come si sentiva. Sapeva solo che sarebbe tornata a teatro ancora e che lo avrebbe fatto da sola. Così, da qualche anno, soltanto per un giorno ogni trecentosessantacinque, solo per un sabato mattina ogni stagione estiva, Robin prende il treno e va in Ontario, a Statford, a vedere uno spettacolo tratto da un'opera di Shakespeare. Tragedie, commedie, fa lo stesso: Robin non legge mai il testo prima e non lo fa dopo. Semplicemente guarda, si riempie gli occhi. Poi, mangia qualcosa: spesso al banco di un locale economico. Più tardi, risale sul treno verso casa. Tutto qui. Eppure al ritorno il chiarore dei prati, le ombre proiettate fuori dal finestrino e i frammenti delle scene che ancora le colmano gli occhi, bastano a farle sembrare tollerabile la vita. La stessa che in altri giorni è insopportabile. Quest'anno danno l'Antonio e Cleopatra e appena finito il matinée Robin si guarda allo specchio: capelli scuri, abito verde pistacchio, lei. Si scopre bella. Una volta uscita si accorge di non aver più la borsa: la cerca, torna indietro, ripercorre i luoghi dov'è stata. Niente. Perduti i soldi, le chiavi, i documenti. Mezza in lacrime, si siede su una panchina e all'improvviso un cane le salta addosso e un uomo dall'accento straniero si mette a parlare con lei: dice di chiamarsi Daniel, invita Robin a cena e offre di pagarle il biglietto per farla tornare a casa. Alla stazione, un bacio e una promessa sussurrata: Incontriamoci tra un anno esatto. Mettiti lo stesso vestito e pettinati ancora così i capelli...
Proposto come testo autonomo per la collana digitale “I Quanti”, Scherzi del destino è in origine uno dei racconti di In fuga, l'opera di Alice Munro del 2004. Protagonista è Robin: una ragazza che ama il teatro, incontra un uomo, lo aspetta e poi, come in un copione da commedia o quasi, è vittima di un equivoco. Poche pagine, pochi tutto sommato gli avvenimenti, eppure Scherzi del destino racchiude non solo una protagonista disegnata così bene da poterla conoscere come un'amica intima (o forse di più), ma anche una descrizione indiretta della potenza della letteratura. Robin ama le opere di Shakespeare con una curiosità onnivora e, in cambio, queste le illuminano l'esistenza e si fondono con essa: è il cane Giunone, infatti, che come un dio capriccioso le fa incontrare Daniel ed è un stratagemma tipico delle opere teatrali a ingannarla per quasi una vita intera. A concludere il tutto i canoni classici imporrebbero un lieto fine o una serie di assassini, invece, l'universo di Robin e della Munro è meno tradizionale: “era di sicuro un altro mondo, quello in cui si erano incontrati. Simile a quelli evocati sul palcoscenico” , riflette Robin molti anni dopo l'incontro con Daniel e forse è proprio questo gioco di specchi tra finzione letteraria e vita, l'intreccio tutto astratto che la ragazza deve sciogliere per portare a compimento la sua vicenda e arrivare alla fine della recita. Per risolverlo, bisogna passare dalla considerazione che soltanto la letteratura permette a Robin di digerire l'esistenza e che tutto quello che le capita è già stato riassunto egregiamente da Shakespeare nel celebre passo del Come vi piace “tutto il mondo è un palcoscenico e gli uomini e le donne non sono che attori”. Scherzi del destino è anche una lode alla voglia di conoscere di chi non ha pregiudizi: lo si vede dall'approccio genuino di Robin verso il Bardo, ma anche dalla vivacità con la quale lei sfoglia libri stampati in un alfabeto che non conosce e cerca notizie sulla patria di Daniel, il Montenegro. Dopo aver letto questo racconto ci si sente appagati, magari come Robin sul treno di ritorno dal matinée, perché – per volere del caso o per uno scherzo del destino – ci siamo appena riempiti gli occhi con dell'eccellente letteratura.

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