Scritti di psicocritica

Uno studio saggistico “psicocritico” non può che aprirsi con una riflessione su Carlo Emilio Gadda, uno degli autori più angosciati del nostro Novecento. Nella sua opera La cognizione del dolore egli trasferisce su Gonzalo quel “male oscuro” che “si porta dentro di sé per tutto il folgorato scoscendere di una vita, più grave ogni giorno immediato”. Tutto ha inizio dalla terribile infanzia del romanziere, che lo induce ad un odio radicale contro la madre, ad una sindrome nevrotica misogina; ne viene fuori il quadro di un uomo afflitto da un complesso di motivi fisici e psicologici di rilievo: Freud docet… Giuseppe di Viesto  è uno dei maggiori autori di San Vito dei Normanni. Nato nel 1931, è prolifico nella poesia e nella prosa e sempre esprime il male di vivere, la ricerca di identità, di autenticità, scavando dentro l’inconscio soggettivo e collettivo… Sandro Penna (1906-1976) si libera delle sovrastrutture intellettuali, muove da elementi  dell’ambiente reale e naturale a lui vicino e ne distilla una lirica essenziale e trasparente in “forme semplici archetipiche”. O forse  tale semplificazione ha un’intenzione sociale, l’accettazione della sua irregolarità e della sua omosessualità? Insomma, le sue poesie, pur nella loro semplicità, nascondono più di un significato…
Questi i profondi contenuti e gli interrogativi del noto “psicocritico” Enrico Castrovilli, docente e medico  psicologo di formazione analitica, collaboratore di molte riviste e presidente dell’Associazione Culturale Movimento Letterario Salentino: una voce di spicco all’interno della critica letteraria che si avvale degli strumenti analitici per scavare dentro l’animo di autori più o meno noti, indagando una componente comune a molti scrittori del Novecento: il male di vivere. La competenza del critico consente di trovare le verità nascoste della psiche anche dentro versi semplici, certo che tutto il repertorio semantico è un codice da attraversare col bisturi in un’operazione non solo intellettuale, ma soprattutto emotiva. Così si restituirà l’opera a quell’onda emotiva nella quale è nata, mettendo in relazione, come nel contributo su Antonio Prete (Copertino, Lecce,1939) i moti dell’animo con le cose della natura, di cui recupera “il loro alitare… le loro multiformi voci”. Entrare in questa multiformità delle voci e dei significati, questo l’alto intento del saggio, con uno sguardo sempre aperto verso ciò che rimane sconosciuto, l’abisso della verità (in greco àletheia) che per sua natura resta nascosta e aspetta il maieuta che la porti alla luce.

 

 

 

 
 
 
 
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