Scrivere con l’inchiostro bianco

Scrivere con l’inchiostro bianco

Con un padre chimico, votato alla salvezza del pianeta, le prospettive professionali avrebbero dovuto orientarsi verso la medicina, per completare l’opera e salvare l’umanità. Eppure già dalle elementari il sogno è scrivere, utilizzare la parola scritta per raccontare i moti del cuore e i viaggi della mente. Ma la facoltà di Lettere dell’Università di Bologna si rivela una grossa delusione: nessuna passione, nessuno slancio, nessun entusiasmo. Fino all’incontro con il professore di Estetica. Da qui in poi è tutta una scoperta: la rivelazione dell’importanza della tecnica nella scrittura. È il 1969. Ancora oggi restano centrali due domande: come si narra? Perché si scrive? A queste domande se ne aggiunge una terza che da qualche tempo ritorna con prepotenza: esiste una scrittura “femminile”? Un’idea che la contrappone alla ‘normalità’ della scrittura maschile: essere donna o uomo condiziona il modo di guardare e rappresentare il mondo, e ci ricorda che, storicamente, la donna, da oggetto di rappresentazione, è finalmente divenuta “soggetto di scrittura”. Il mito di Demetra e Persefone, madre e figlia, simboli della separazione, della fatica di essere spose e figlie, può spiegare l’origine della Memoria: il racconto delle donne che viene donato ad un uomo, Odisseo. Da quel momento è lui che “possiede l’arte del racconto”…

In un viaggio tra il mito e la storia, si svelano origini e momenti cruciali dell’evoluzione della scrittura e della specificità della scrittura femminile. Maria Rosa Cutrufelli, scrittrice e saggista “del sud” (come ama definirsi), già candidata al Premio Strega, da sempre impegnata e attenta alla condizione femminile mondiale, analizza i significati profondi delle storie di Antigone, della poetessa Gaspara Stampa, approdando alle riflessioni di Simone de Beauvoir e di Audre Lorde, infarcendo lo scritto di aneddoti e personalissime esperienze. Con una prosa versatile, ricca di riferimenti e citazioni (preziosi i riferimenti bibliografici a margine di ciascun capitolo), l’autrice cerca una risposta, sua personalissima, all’esigenza di scrivere: le donne scrivono perché hanno bisogno di affrancarsi, di emanciparsi dai cliché imposti dalla società. Bisogno di andare oltre ciò che definisce “impedimento dentro di me” per approdare alla “libertà del cuore”. Da qui nasce il riconoscimento della stessa esigenza nell’altra, il sentimento di “sororità”, il passaggio da un ‘io’ ad un ‘noi’. Stile ironico e scrittura scorrevole sostengono l’impegno dell’autrice nello svelare la ricchezza e l’importanza della scrittura femminile nel panorama internazionale quanto nella storia. Una scrittura che ha radici nella “memoria del latte materno”, l’inchiostro bianco, appunto, delle penne delle donne.



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