Scuola di felicità

Scuola di felicità

Primavera del 2014. Una mattina come altre. Stessa classe per l’intero anno scolastico e gesti sempre uguali. Asfissia da mancanza di ossigeno e di libertà. Un misto di sudore e ormoni adolescenziali. Aria irrespirabile e corpi costretti in abiti che segnano l’appartenenza ad una tribù. Ogni nome è una persona. E un nomignolo che ne racchiude l’essenza. L’attenzione è crollata e resta solo il tempo per assegnare le pagine da studiare. Finalmente suona la campana e i ragazzi sembrano emergere dall’apnea e dal torpore degli ultimi cinquanta minuti. Finalmente salvi. Anche il prof riemerge, salvo, dalla fatica per dirigersi verso la Sala Insegnanti, il “Lamentatoio”. Meglio la biblioteca, i libri, il silenzio. La possibilità di fermarsi e pensare. Pensare a quanto tempo è trascorso dal primo giorno di lezione: più di trent’anni con un manipolo di ragazzi che hanno sempre tra i sedici e i diciotto anni. Loro crescono e vanno via, al professore sembra di restare fermo, sempre uguale a se stesso, fedele ai programmi ministeriali e alla routine fatta di lezioni, compiti ed interrogazioni. Nel frattempo, all’insaputa di tutti, tre ragazze e quattro ragazzi stanno ricevendo indicazioni per la prova di iniziazione: due ore e mezza di cammino attraverso i Magredi. Soli. Per affrontare se stessi e le proprie paure. Quella mattina si sta preparando qualcosa che avrebbe sconvolto le vite di tutti. Compresa la placida esistenza del professore…

Scuola di felicità è un romanzo di formazione ed anche una riflessione profonda e seria, pur con uno stile ironico e pungente, sulla scuola che cambia (purtroppo in peggio). Storie di ordinaria scuola. Fatta di Consigli di Classe, Commissioni e Dipartimenti, di recuperi e certificazioni. Di autoritari dirigenti manager, valutazioni e recriminazioni dei docenti eternamente scontenti e frustrati, di aule piccole e mura sottili. Ma anche di passione e di persone. L’insegnante è solo contro il branco e conoscere la materia non è sufficiente: diventa fondamentale saper catturare l’attenzione. E sapere di essere continuamente osservati, studiati, giudicati. Imparare la lasciar correre. Lasciare andare la vita così come viene e aggrapparsi alle piccole cose e alle proprie passioni per non morire. E il protagonista di questo delicato, a tratti malinconico, e intenso romanzo (vedovo e stanco) fa esattamente questo: scrive per non perdere la rotta. Portando, il lettore nella sua ordinaria (e ordinata) vita che, improvvisamente, subisce uno scossone. Finalmente si torna a vivere e a riscoprire ciò che è nascosto appena dietro uno sguardo e una frase smozzicata. Finalmente si torna al senso autentico dell’insegnamento: accompagnare nella ricerca di senso, nella ricerca della verità. Una scuola, quella vera, fatta di insegnanti e maestri di vita. Capaci di esserci e di “guidare i ragazzi a venir fuori senza danni dal periodo più difficile della loro vita”. Per essere felici.



 

 

 
 
 
 

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