Se i pesci guardassero le stelle

Se i pesci guardassero le stelle

Sanremo è un posto meraviglioso dove vivere. Samuele lo sa bene, lui che lasciarsi trasportare dalla sua bicicletta verso il mare, il centro città, per scrivere gli articoli che il giornale locale gli commissiona. Il quartiere dove abita, la Pigna, è incastonato sulla collina sopra la città dei fiori e del Festival, un’enclave medievale fatta di vicoletti e archi, lontana anni luce dalla modernità. Le sue giornate sono governate dai messaggi lapidari che gli manda il suo direttore, un uomo puntiglioso che riesce sempre a regalargli la giusta quota giornaliera di fastidio. Ovviamente la distanza generazionale è tanta ed è difficile spiegare ad un giornalista maturato tra i fogli stampati di un quotidiano il passaggio verso la nuova era del Web, verso quel “Sanremo PuntoNews” che sa tanto di futuro o di morte del giornalismo – dipende da che punto di vista lo si osservi. La frustrazione, quindi, è da entrambi i lati, ma Samuele tra i due presenta un’insoddisfazione maggiore. Lui quel lavoro non vuole farlo, i suoi sogni sono altri, il suo pesce rosso/confidente Galileo, o più semplicemente Leo, lo sa: la pubblicità è la sua massima aspirazione, dare sfogo alla sua creatività per presentare un prodotto vincente. La sua vita, quindi, sarebbe dimenticabile, se non fosse per quel lavoretto come guida all’Osservatorio astronomico del borgo ligure di Perdinaldo, intitolato a Gian Domenico Cassini. Un luogo magico dove poter avvicinarsi al cosmo ed esprimere i propri desideri. Durante la notte di San Lorenzo, chissà, uno di questi può forse avverarsi…

Luca Ammirati conosce molto bene i luoghi che racconta nel suo romanzo. Per il comune di Perinaldo, dove anche nella realtà si trova l’Osservatorio astronomico dove Samuele lega i suoi desideri alle stelle che racconta e vede, è stato per anni l’Assessore alla cultura; Sanremo, poi, con il suo celeberrimo Teatro Ariston è dove tuttora vive e lavora. A differenza del suo personaggio principale, che ammette di non avere molta dimestichezza con tutto ciò che succede sotto la volta celeste, lo scrittore dimostra di conoscere bene le “cose terrestri” e di riuscire a saper raccontarle. Come la storia d’amore con la misteriosa Emma, che scompare, è il caso di dirlo, dagli occhi dell’impacciato Samuele per un colpo di sonno dal tempismo alquanto sbagliato. La ricerca dell’amata sembra quasi uscita da un romanzo cavalleresco e proprio come un’opera del ciclo bretone per rintracciarla la strada da fare sarà molta. Ammirati ha però il suo maggiore punto di forza nella descrizione dell’assoluta precarietà che avvolge un ragazzo come tanti oggi in Italia, che corre, si arrabatta per dare costantemente il suo meglio e raggiungere i suoi obiettivi. Questo elemento permette di immedesimarsi ed apprezzare veramente il romanzo, perché ci si riconosce in quella palude di instabilità in cui ormai si fonda l’Italia. Anche i personaggi secondari sono estremamente “familiari”, come la vicina che quotidianamente gli ricorda di fare colazione con una focaccia fumante, o Ilenia e Iacopo, i suoi amici, che cercano di assisterlo, facendo valere il personale punto di vista e rimanendo, quindi, sempre in totale disaccordo.

LEGGI L’INTERVISTA A LUCA AMMIRATI



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