Se tu fossi una brava ragazza

Se tu fossi una brava ragazza
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Marco ha 40 anni e ama il silenzio. Non quello assoluto ma quello che ascolta chi si trova sempre nelle retrovie della vita, l’ultimo scelto per una partita a pallone; quello a cui, in una comitiva, si presta poca attenzione. Ma è una condizione che Marco ha scelto volontariamente: ha scelto di recidere quanti più legami possibili, con la famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro; la sua vita è “il risultato di chi ha scelto dove stare e cosa non essere”. Una vita condotta con una “consequenzialità rassicurante, come l’esatta disposizione degli oggetti nello spazio… Ogni giorno i movimenti sono gli stessi, nell’esatta sequenza, alla stessa ora”, la cui colonna sonora è la musica dei cantautori italiani, ascoltata rigorosamente attraverso vecchi vinili che ormai hanno occupato ogni centimetro libero del suo appartamento. Quello che Marco si concede, oltre al lavoro e alla musica, è l’andare al bar due volte al giorno, ogni giorno. E proprio qui una sera incontra Aspra: un nome dall’origine salentina e che allude anche all’ambivalenza del carattere di chi quel nome lo indossa. In grico (dialetto salentino) aspro indica il sapore ma anche il colore bianco, simbolo del candore e della purezza per eccellenza. Un incontro non voluto, non cercato ma che, per la prima volta nella vita, non viene rifiutato da Marco che capisce di star aspettando quell’incontro da tutta la vita…

“Se tu fossi una brava ragazza/ la ragazza che sognavo di incontrare/ probabilmente ora, invece che volerti bene, sarei altrove/ perché dopo il nostro primo incontro ti avrei lasciato”. Non è un caso che sia la canzone di Luigi Tenco dare spunto a Osvaldo Piliego per il suo terzo romanzo. Voce narrante è Marco, quarantenne con la passione (quasi ossessione) per la musica, in particolare proprio per il cantautore italiano morto suicida nel 1967. Fulcro del romanzo è la storia d’amore tormentata con Aspra: Mina, Tenco, Vanoni, Battisti scandiscono i capitoli e danno la cifra di quello che viene narrato. Un diario scritto a posteriori dal protagonista quando tutto quello che ha vissuto e quello che lo ha cambiato è ormai passato, ma continua inesorabilmente a influenzare il suo presente. Una scrittura dove protagonisti non sono i fatti (ne accadono davvero pochi lungo l’arco narrativo) ma i sentimenti e le atmosfere. Quest’ultime, in particolare, sembrano alludere a quelle presenti nei libri di Andrea De Carlo, in particolare in Due di due e Di noi tre. Un bellissimo romanzo sull’interiorità, sull’amore e sulla sua disperata ricerca e su quello che vogliamo significhi… “L’amore è ricominciare da capo. È rinunciare a quello in cui credevi prima”.



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