Segmenti di coscienza

Segmenti di coscienza
Ci sono percorsi di crescita, viaggi interiori che non sono, non possono essere solo metaforici. Forse è per questo che qualche anno prima lui ha preso la decisione di lasciare il tranquillo borgo medievale italiano dove è nato per andare a vivere a Londra, città affascinante e dalle mille facce, capace di offrire le opportunità di cui lui ha bisogno. Opportunità di lavoro che gli permettono di stare a contatto con l’arte, con i quadri nei quali lui può perdersi quando vuole, inseguendo i fili dei suoi pensieri. Opportunità di conoscere persone con le quali condividere lembi di strada, durassero anche solo lo spazio di una notte di passione. Condivide un appartamento con quella che lui chiama sua moglie: a lei lo lega un rapporto platonico e profondo, perché lei è l’anima che lo completa, quasi un alter ego del quale non potrebbe mai fare a meno. Londra ha mille sfumature, sa regalare quella libertà a cui lui sente di aver aspirato da sempre, fin da bambino, quando incoscientemente già ci pensava nel casale in campagna dei nonni. Può regalargli storie d’amore destinate a lasciare altri vuoti nella sua anima, necessari però a fargli prendere coscienza di quello che davvero vorrebbe da un compagno. Gli permette incontri di sesso, talora sollievo alle necessità del suo esile e giovane corpo (come cantava quel cantautore, “bisogna pur che il corpo esulti”), più spesso momenti in cui tentare di colmare mancanze più profonde, cui non sa dare neppure un nome definito. Ma Londra è anche violenza, immotivata, folle, insensata: l’esperienza di un pestaggio per strada ad opera di una banda di sbandati vagamente destrorsi lascerà ferite profonde in lui, ferite che hanno bisogno di tempo - tanto tempo - per guarire, ben più di quello necessario a sanare quelle inferte al suo viso e al suo corpo. In un tempo cronologico indefinito, che può essere un anno o una somma di anni, attraverso le persone che intersecheranno la sua vita, a Londra ma anche nei luoghi dei ritorni, fisici e mentali, come quelli dell’infanzia e dell’adolescenza, sorretto dagli affetti profondi che non si piegano nemmeno davanti alle ingiurie del tempo e all’inesorabilità della morte, lui impara a crescere, a governare le sue paure e a diventare più forte, fino a scoprirsi – senza timore di dirlo finalmente! – felice…
Primo romanzo per Federico Sabatini, docente universitario di Lingua e Letteratura Straniera a Torino, già autore di numerosi saggi e pubblicazioni varie. Di certo Segmenti di coscienza, romanzo di formazione, deve essere stata la cosa più ardua da scrivere fino a questo momento. È un libro difficile, difficile da raccontare, difficile da sintetizzare, in qualche modo difficile da leggere, e di certo difficilissimo da scrivere. Per vari motivi. Si tratta di una storia sostanzialmente autobiografica, benché manchino spesso riferimenti precisi, a cominciare dai nomi. Forse perché in ogni personaggio si celano, in realtà, caratteristiche di diverse persone che l’autore ha incontrato nella sua vita; anche il protagonista non ha nome, chissà, magari perché la sua esperienza personale potrebbe essere, in maniera più o meno ampia, l’esperienza di un qualunque altro ragazzo alla ricerca di sé. Ovvero ciascuno di noi in un passato più o meno recente. Nonostante questa mancanza di contorni netti e definiti, è evidente che Sabatini, pure nella sua scrittura asciutta ed essenziale, non ha avuto paura a mettersi a nudo, di raccontare in una sorta di diario interiore parti della sua vita e del suo mondo intimo, senza finti pudori o reticenze di sorta. E anche solo per questo sarebbe ammirevole, perché l’autore ha fatto del mostrare le sue insicurezze il suo punto di forza. Per raccontarsi ha scelto uno stile che, evidentemente, dati i suoi studi (è un profondo conoscitore di James Joyce e Virginia Woolf), gli è particolarmente congeniale. Ed è per questo che in un fluire ora morbido ora spigoloso, ora drammatico ora dolcemente poetico, i pensieri si rincorrono rapidi in uno stream of consciousness che non si interrompe nemmeno nelle parti, alternate ai capitoli narrativi, in cui traccia brevi ritratti dei personaggi. Una nota caratteristica della scrittura di questo romanzo è l’uso frequentemente alternato della prima e terza persona, quasi a significare che di tanto in tanto riesce come a vedersi dall’esterno, e a raccontarsi da fuori. La frammentarietà è dunque la cifra del racconto ma non è solo quello che rende la lettura particolarmente densa. Sono le sfaccettature dei sentimenti, del vissuto interiore, dei pensieri, quelle che richiedono una lettura lenta, attenta, meditata. Non è un libro per tutti insomma, è bene dirlo esplicitamente, perché può fare male e può affannare, ed è probabile che questo sia anche il pensiero dell’autore. Riportando uno dei passi più belli, si può dire che è una lettura per quelli che , almeno in un momento della loro vita, hanno pensato – senza averlo mai confessato – “Se canto è perché sono disperato, canto perché sto scomparendo, perché non mi vedo più, non mi sento più, se urlo almeno riesco a percepire il timbro della mia voce”. 
 

 
 
 
 
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