Segreta Penelope

Segreta Penelope
Alicia è una scrittrice cinquantenne che vive a Barcellona. Il funerale di Sara, ex compagna di università morta suicida, è l'occasione per incontrare amici che aveva perso di vista da tanto. La morte violenta (e per sua stessa mano) di una persona con la quale ha condiviso esperienze giovanili la riporta al ricordo degli anni all’università, al fervore del ’68, ai sogni di quella generazione che voleva spaccare il mondo. Ma perché Sara ha ingerito barbiturici per dichiarare che il suo tempo era finito? Perché proprio ora quando sembrava regnare la calma nella sua vita finalmente regolata? Alicia ripercorre così le tappe della vita dell’amica e incontrando gli amici comuni del passato ricostruisce il tempo trascorso fino al tragico epilogo. Sara a vent’anni era uno spirito libero, una bellissima seduttrice, una musa del sesso che cercava e viveva con naturale passione, una ragazza che accoglieva gatti randagi nella propria disordinata esistenza così come personaggi stravaganti al limite del disagio sociale. Quando è iniziata quella campagna di normalizzazione della sua esistenza, portata avanti come un’opera di conversione religiosa da uno zelante comitato autocostituito di amiche e psicanalisti? Perché è qui che è iniziato il declino di Sara, un cammino forzato dal  rispetto delle regole e dei valori che non le sono mai appartenuti, una ricerca ostinata ma incapace nel tentativo di emulare quei passaggi che segnano la vita normale, delle persone normali, come il lavoro, il matrimonio, i figli&hellip
La spagnola Alicia Giménez-Bartlett deve la sua fama di giallista al personaggio di Petra Delicado, protagonista di una nota serie poliziesca ambientata a Barcellona. Ma ha al suo attivo una produzione non trascurabile di romanzi al di fuori della saga in questione, come questo. In Segreta Penelope l’indagine condotta dalla protagonista non è destinata alla risoluzione dell’enigma con colpo di scena finale o a un mistero da svelare. L’analisi implacabile avviene nel corso di lunghe conversazioni alternate a ricordi, e non sancisce innocenti: tutti sono infatti colpevoli di aver attuato un processo di recupero di una persona libera e fuori dagli schemi basato più sulla facilità del conformismo che sull’autenticità delle convinzioni. Quello che si legge in queste appassionanti pagine è una critica sociale oltre che intima: dai movimenti culturali e di rivolta come quello che ha contraddistinto il ’68, a stereotipi di intellettuali pallosi che hanno bisogno di una moglie tedesca e pragmatica per aggirarsi per le vie del mondo reale, a donne in carriera che non hanno avuto scelta per finire con madri che vivono solo in questo ruolo.

 

 

 
 
 
 
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