Segreti e ipocrisie

Segreti e ipocrisie

Quattro amiche in procinto di festeggiare il Natale. Carlotta Biffi, nello studio legale di cui presumibilmente diventerà socia, ha appena ricevuto un mazzo di ortensie dall’ex amante che era sparito alla sua “dichiarazione” d’amore, il biglietto che le accompagna dice solo “Ti amo anch’io”. Per fortuna a distrarla dal trambusto in cui l’ha gettata il biglietto, un collega le passa un caso che per ragioni di opportunità lui non può seguire. Un tradimento scoperto dalla donna che le sta davanti, ma quello che la sconvolge è il nome che le viene fatto: la traditrice è infatti la moglie dell’uomo che le ha mandato i fiori dicendole che la ama. Gloria, che ha digerito il regalo del Bimby, si appresta a scrivere i bigliettini di Natale insieme a Sergio, magari dopo essersi guardati un bel film, ma riceve una telefonata con cui la madre le dice di correre al Monzino, l’ospedale di Milano specializzato in Cardiologia, dove il padre è stato portato a seguito di un malore. Maria Sole ha accettato con filosofia la “confessione” del marito Mariano e cerca di ritrovare un equilibrio fra il passato e il difficile presente, preparandosi a trascorrere i giorni di festa con Andreina, nella villa di Paraggi. Propositi che verranno mantenuti, altri forse meno, ma le quattro amiche, ancora, sanno di poter contare una sull’altra, quali che siano le strade che decideranno di prendere…

È forse la prima volta che Sveva Casati Modignani riprende una storia da dove aveva chiuso la precedente. Lo ha fatto perché le vicende delle quattro donne protagoniste di Festa di famiglia non erano finite, andava raccontato tutto fino in fondo, ragion per cui con le stesse protagoniste usciranno altri due romanzi. Personalmente ho trovato l’operazione perfettamente riuscita, forse banalmente leggendo si intuisce la “non premeditazione”, per così dire, la necessità sincera e onesta di portare a termine il racconto. Non c’è nessun messaggio nei libri di Sveva, lei ama sostenere che ognuno è bravissimo a sbagliare da solo, ma c’è il suggerimento nemmeno tanto velato di quanto farebbe bene alle donne fare squadra, di quali risultati si ottengono sostenendosi l’un l’altra invece che facendosi la guerra. Come ho già avuto occasione di dire, le sue storie hanno quasi sempre un lieto fine, intervistandola abbiamo scoperto il perché: passando molti mesi con i suoi personaggi, se così non fosse si intristirebbe (e vi assicuro che sprizza una gioia di vivere che è palpabile). Nata e cresciuta a Milano, ne ha assorbito l’essenza più profonda, la signorilità che non ha nulla a che fare con la superbia, indipendentemente dalla provenienza e dal ceto, l’apertura mentale per cui i pregiudizi non sono proprio contemplati. Una signora che prima di dedicarsi alla scrittura ha fatto la giornalista, ha intervistato chiunque, ma ciò che amava e ama fare è mettersi comoda a scrivere le sue storie. Per fortuna direi, visto che sono sempre garanzia di buone letture.

LEGGI L’INTERVISTA A SVEVA CASATI MODIGNANI



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