Seguimi nel buio

Seguimi nel buio

Luce Napolitano sa che non uscirà mai dall’ospedale psichiatrico. Stringe tra le mani il suo carillon, agli occhi dei medici e degli infermieri semplice ricordo di infanzia ma in realtà strumento ben più importante e prezioso. Al momento è in isolamento per aver aggredito un dottore che non si era ben reso conto di cosa lei potesse essere in grado di fare. Lei invece sa bene che con la sua lucida follia può ancora fare molto male e che non saranno le pareti di una cella imbottita a impedirle di continuare a liberare dalla vita tante altre persone. Valerio invece è affetto da autismo, si chiude nel suo mondo fatto di castelli di carte sapientemente costruiti e non riesce a comunicare col mondo esterno. O meglio, non riesce a farsi capire dal mondo esterno, visto che lui prova continuamente a comunicare ma nessuno, né sua madre né i tanti, troppi specialisti che lo hanno seguito, è riuscito a sintonizzarsi sulla sua peculiare linea d’onda. Negli ultimi giorni però c’è quella Christina, conosciuta da sua madre quasi per caso, che gli sembra diversa da tutti gli altri…

Simonetta Santamaria è già avvezza agli schemi della letteratura horror e thriller e questo Seguimi nel buio non fa altro che confermare la sua genuina inclinazione. Forte della regola del non mostrare l’orrore nelle sue vesti più splatter, l’autrice campana gioca sul terreno della paura psicologica, mettendo in connessione tramite Insanet (sì, avete letto bene, non si tratta di un refuso) una psicopatica con tendenze omicide e necrofile e un indifeso bambino autistico. I due in questa specie di reame dell’inconscio stringono un rapporto ambiguo e destinato a deflagrare. Sistematicamente giocato sul limite tra scientifico e soprannaturale, il romanzo regge fino alla fine grazie alla sua fulminea brevità, che senza dubbio agevola un susseguirsi di situazioni e fatti non troppo articolati né originali, ma non per questo disprezzabili. I protagonisti sono abbastanza stereotipati ma confezionati con mestiere, e c’è da menzionare in particolare la scrupolosità con cui si è descritto l’universo ancora misterioso dell’autismo, presentato qui con garbo ed eleganza, senza mai scadere nella compassione spicciola. Gli involontari punti di contatto con l’ultimo King, Fine turno, credo possano inorgoglire un’autrice che, indubbiamente, dal Re sembra abbia tratto notevole e genuina ispirazione, pur essendosi tenuta a distanza di sicurezza dal manierismo.



 

 

 

 
 
 
 

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