Sei con me

Sei con me

“Siete come le cinque dita di una mano”, era solita dire Adele Fendi alle sue cinque figlie, Paola, Anna, Franca, Carla e Alda. Il periodo è quello della nascita e del consolidamento dell’atelier Fendi, inizialmente maggiormente votato alla pelletteria e alla pellicceria. La figlia di mezzo, Franca, è la più “terribile”, quella orgogliosa di avere due F come iniziali, ma anche la più maschiaccio di tutte che si ritrova, tornando a casa da scuola, al numero 15 di via Bellotti Bon, a suonare i campanelli dei vicini per poi scappare! Finché un giorno non la beccano e non solo viene colpita con una scopa dalla donna di servizio che lavorava in quella casa, ma si vergogna tantissimo, non tanto per essere stata colpita, quanto di essere stata riconosciuta. In realtà anche quella colf ci rimane proprio male! Le cinque sorelle Fendi conducono una vita tutto sommato piacevole, senza eccessi, ma anche senza povertà, addirittura permettendosi vacanze al mare e in montagna, anche se spesso accompagnate dalle governanti, perché la loro mamma è sempre in atelier al lavoro. Crescendo in questa atmosfera, Franca ha sempre amato, non solo il suo lavoro, ma soprattutto le famiglie numerose, le tavole apparecchiate per tanti, il vociare allegro dei bambini. Ed è quello che farà anche della sua vita, con la complicità del futuro marito, Luigi, con cui si incontra un giorno, in spiaggia, mentre lei ricama un copriletto, attività femminile da non credersi per un tipo come lei. Qualcosa in Franca è cambiato quando a Ostia si sente apostrofare con un: “A regazzì, ma sei un maschio o una femmina?”...

Non è un romanzo e nemmeno soltanto una biografia, solo in parte è quello che viene annunciato nella prefazione e cioè un modo per raccontare ai nipoti le “favole quelle vere”, quelle della sua vita. In realtà è una lunga lettera d’amore, quella di Franca Fendi, una delle cinque sorelle della moda, al marito Luigi Formilli, scomparso nel 2001. E attraverso questa loro storia, c’è inevitabilmente la storia del nostro Paese, della famiglia Fendi, dello storico marchio italiano, anche se, su tutte le informazioni e i racconti contenuti, è proprio l’amore che tocca le corde del cuore per le parole struggenti che vengono utilizzate, per i gesti (il dramma vissuto e non esente da critiche, al momento di donargli un rene), per il ricordo di un amore che, nonostante tutto, continua a essere mantenuto in vita, per i figli, per i nove nipoti, per quella specifica promessa che Franca fece a Luigi il quale, come se avesse la capacità di prevedere le cose, fece la precisa richiesta, prima di morire, ipotizzando tempi futuri difficili per le nuove generazioni, di mantenere saldo e forte il senso della famiglia, unica via di salvezza insieme all’amore, per avere solide basi in grado di mantenere forti e saldi nelle tempeste. Il “supporto tecnico” a Franca Fendi per la stesura del romanzo della sua vita è arrivato da “una del mestiere”, una scrittrice come Simona Sparaco, che nella postfazione si dichiara emozionata proprio dall’intensità di questo sentimento, quasi incredibile per la sua profondità e proprio per questo così emozionante. E come non crederle?



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