Sei per me la sola cosa al mondo

Sei per me la sola cosa al mondo

Lei non ha ancora compiuto vent’anni, è la ragazza più bella e corteggiata di Montgomery, Alabama, le sue tre sorelle sono già sposate e la sua famiglia gode di grande stima in città. Lui ha ventitré anni, ha appena riposto nell’armadio la sua lustra uniforme da militare, non ha fatto in tempo a terminare l’addestramento a Camp Sheridan che la guerra è finita, e allora può impegnarsi anima e corpo a diventare uno dei più grandi scrittori che siano mai vissuti, il suo più grande desiderio. Così scrive lei nel settembre 1920 “(…) Senza te, carissimo carissimo io non potrei vedere o udire o sentire o pensare – o vivere – ti amo tanto e mai in tutta la vita lascerò che stiamo lontani un’altra notte. Senza te è come chiedere pietà a una tempesta o uccidere la Bellezza o diventare vecchia”. Le lettere che lei invia a lui sono un condensato di sentimento, aspettative e voglia di vivere. A proposito: lei è Zelda Sayre, lui Francis Scott Fitzgerald…

Fulminante! La parola arde come una fiamma che consuma, dodici anni di vita insieme riassunti in una raccolta di lettere che abbraccia gli anni dal 1919 al 1931, dal fidanzamento al matrimonio all’ascesa fra le stelle nei ruggenti anni ‘20. Ma ogni stella per quanto ardente è infine destinata a cadere e così la parabola dannunziana che è stato l’amore tra Francis Scott Fitzgerald e Zelda Sayre - sposatisi nel 1920 e appassionati amanti ebbri di amore fino alla fine -, viene ritratta da questi brevi scatti, quasi rubati. Perennemente in viaggio tra Parigi e gli Stati Uniti i due hanno trascorso un decennio spericolato (inimitabile, direbbe il vate di Pescara), protagonisti di un milieu socioculturale ricchissimo: artisti, letterati, filosofi mercanti d’arte erano pane quotidiano, era il tempo delle Avanguardie, di Hemingway, del jazz e dei passi di danza di Isadora Duncan. Gli anni dell’idillio lasceranno in seguito spazio a recriminazioni e liti furibonde, all’alcolismo di lui e alla schizofrenia di lei. Narcisa, eclettica e dannata, Zelda fu scrittrice ballerina e pittrice di talento, anche se dei suoi quadri poco resta e buona parte fu distrutta per sua volontà o per mano della madre, con cui ebbe parecchi contrasti. Se alla voce di lei si vuole accompagnare quella del marito è consigliata la lettura di Caro Scott, carissima Zelda (edito nel 2018 da La Tartaruga), arricchito da lettere che vanno fino al 1940 con l’introduzione della nipote Eleanor Lanahan. Numerose sono poi le raccolte epistolari di Fitzgerald, ma leggendo Sei per me la sola cosa al mondo si ha l’impressione di entrare a piccoli passi nell’intimità della coppia, finendo per guardare a Scott con gli occhi della sua Zelda, senza filtri. E con inesauribile amore.



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