Sei Venezia

Sei Venezia
Racconta il regista Carlo Mazzacurati che quando gli è stato chiesto di gettare il proprio sguardo cinematografico su Venezia e la laguna, ha pensato molto al da farsi. Primo perché non è facile raccontarla da una prospettiva differente, e secondo perché Venezia gli evocava ricordi lontanissimi, infantili. Perché suo padre, suo nonno e anche il suo bisnonno sono stati ingegneri e hanno lavorato in città. Delicato, delicatissimo, quindi il compito che si stava assumendo. Quindi perché non raccontare la Venezia che ha imparato ad amare? Non quella delle frotte di turisti che la affollano, ma quella di coloro che la abitano. Spesso ce lo si dimentica, ma sono sessantamila le persone che ogni giorno fanno lo slalom tra americani, cinesi, giapponesi e tedeschi che riempiono le calli della laguna e quotidianamente vivono, lavorano, si innamorano nella loro Venezia…
Iniziando questa recensione si è indecisi se dedicare l'incipit a Carlo Mazzacurati o a Venezia. Quello che ci si trova tra le mani, Sei Venezia, edito da Marsilio, non è infatti né (solo) un libro, né (solo) un dvd e ancora, non è (solo) un documentario su Venezia, né un film (solo) del regista di "Vesna Va Veloce". Un volumetto di circa sessanta pagine, che contiene semplicemente un'intervista a Carlo Mazzacurati, una prefazione e una postfazione, accompagna il dischetto con il documentario dell'autore de "La Passione". La prefazione, curata da Irene Bignardi, si intitola “Dimenticare Venezia”, che è un po' il fulcro del lavoro di Mazzacurati. Non vedremo la città di Piazza San Marco, quella dei vaporetti troppo pieni, quella dell'acqua alta e della Mostra del Cinema. Perché la conosciamo troppo bene, ce l'hanno già raccontata tutti. Ne vedremo un'altra, molto più intima, personale, calda. Mazzacurati ha raccontato proprio quella città: quella di una cameriera d'albergo, di un archivista, di un archeologo, di un furfantello poi redento, di un pittore, un archeologo e un ragazzino. E solo attraverso i loro occhi vediamo Venezia. Che magari è la stessa che vedono i turisti, quella dell'acqua alta e delle gondole, ma il sapore è tutto un altro. La laguna di Carlo Mazzacurati è molto più distesa, accorata.

 

 

 

 
 
 
 
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