Sei a zero

Andrea Camatti ha quarantacinque anni, lavora in una ditta che eroga servizi sul territorio – acqua, gas e rifiuti –, e sente che la sua vita sta andando un po’ a rotoli. I suoi migliori amici sono: il “conte” Mascetti, un individuo che si esprime solamente tramite un lessico ricercato, con il quale condivide la passione per il tennis; Barrett, sposato con Livia, due figli, un maschio e una femmina, con una vita apparentemente meravigliosa; e infine Guido, il single del gruppo, quello che si sente ancora giovane, il classico tipo che conosce i posti dove andare e quelli da evitare assolutamente. Andrea Camatti ha quarantacinque anni e sente che la sua vita sta andando un po’ a rotoli: un giovedì sera di qualche mese fa, rientrando a casa, ha trovato sua moglie Paola seduta sul divano: la donna gli ha confessato di non amarlo più, di essersi innamorata di un altro. Si sono quindi separati, e Andrea si è dovuto trovare un nuovo appartamento e tutta una serie di nuove abitudini. Tra quelle che non ha perso, tuttavia, persiste il piacere di fare colazione, ogni mattina prima di andare al lavoro, nel bar di Giuliana. E ultimamente, a dirla tutta, il piacere si è trasformato in curiosità: c’è infatti una bella ragazza, più giovane di sicuro, che sembra guardarlo in continuazione…

Uscito per la prima volta nel 2015, ristampato nel 2019 dalla casa editrice Elliot, Sei a zero è il secondo romanzo – il primo è Ti lascio le pentole (2011) – dello scrittore mantovano Fabrizio Bolivar. Ed è, meglio dirlo subito, davvero un libro piacevole: non un capolavoro né un romanzo destinato a entrare in qualche classifica del Norwegian Book Club. No, ma Sei a zero appartiene a quella speciale categoria di libri che, una volta letti, poi si è contenti di averlo fatto. Per due macro-ragioni. Innanzitutto, la storia è, come direbbero nel mondo anglosassone, relatable, ossia ci si identifica in essa, non si fatica a riconoscersi al suo interno: il racconto è semplice e lineare, non ha la pretesa di spiegare i massimi sistemi alla base dell’universo, ma esprime con sbalorditiva schiettezza tanto le piccole gioie della vita quotidiana (trovare libero il posto preferito al bar), quanto le incazzature (le persone che al cinema non stanno zitte). In questo tran tran si sviluppa la normalissima esistenza di Andrea che, come tutti, è “alle prese con la vita”, e di essa sente tutte le fatiche. In secondo luogo - e qui risiede la bravura dell’autore – il tratto è scanzonato e irriverente, e, sebbene la narrazione sia in prima persona, il suo tono sembra piuttosto essere quello di una voce fuori campo che commenta in maniera ironica quanto accade nella vita di Andrea. In questa direzione spingono inoltre i periodi, corti e taglienti, che rappresentano la fatidica ciliegina sulla torta.

 


 

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