Selvaggia voglia di lei

Selvaggia voglia di lei
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Selvaggia ha diciannove anni, vive con sua nonna Evelina in un piccolo paese di campagna. Sua madre è morta e suo padre ha preferito trasferirsi all’estero piuttosto che trascorrere la sua vita in un luogo che non riteneva facesse per lui assieme alla sua nuova moglie. Selvaggia deve così cavarsela da sola, cercando di proteggere sua nonna e cercando di barcamenarsi come può alla ricerca di un lavoro. In realtà un lavoro, abbastanza redditizio, lei se lo è inventata: la sera sale sul suo pick up e improvvisa uno spogliarello in un parcheggio. Gli uomini sanno che possono trovarla li ogni sera, tranne nel fine settimana. Sua nonna immagina invece che lei lavori come barista. Selvaggia ama il suo corpo, se ne prende cura in maniera quasi maniacale, ogni sera sceglie un dress code diverso perché il suo “pubblico” non resti mai deluso dalle sue performance. Una sera, una come tante, durante il suo spettacolo, una ragazza la interrompe urlandole contro tutta la sua indignazione per il misero spettacolo che Selvaggia mette in scena ogni sera. La ragazza è scossa, così tanto da interrompere tutto. Vuole parlare con questa ragazza, conoscerla. In un paese così piccolo è facile ritrovarla. Si chiama Marianna, gestisce il negozio di famiglia, e ha idee ben chiare su come le donne debbano mantenere la loro dignità non vendendo il proprio corpo. Il confronto tra le due è serrato e ne nascerà qualcosa che va ben oltre l’amicizia…

Giulia Amaranto ha pubblicato diversi racconti erotici, tutti disponibili sul web. Selvaggia voglia di lei è quello che si avvicina maggiormente alla forma romanzo. La trama è abbastanza semplice, non ci sono colpi di scena. Due donne molto diverse tra loro si conoscono, hanno posizioni differenti sull’approccio alla vita ma poi si innamorano. Il linguaggio è crudo, piatto, paratattico. Che sia una scelta stilistica? Il punto è che non si capisce dove vada a parare l’autrice. Vuole scandalizzare il lettore? E direi che chiunque abbia una discreta esperienza difficilmente si scandalizza per scene di sesso (che siano etero o gay) descritte in maniera approssimativa e, mi si permetta, anche con un uso dei termini un po’ rozzo. La letteratura erotica è fatta di allusioni, metafore, un uso sapiente dei termini e del linguaggio che susciti la fantasia del lettore. In Selvaggia voglia di lei siamo alla noia più completa: dialoghi banali, descrizioni minuziose di amplessi con termini da liceali. Giulia Amaranto vorrebbe scandalizzare invece banalizza, vorrebbe raccontare come un rapporto d’amore tra donne sia appagante dal punto di vista sia fisico sia emotivo ma fallisce il suo intento: tutto è così manicheo e prevedibile (anche il finale) che ci si annoia leggendo. L’erotismo è una cosa diversa e il voler indagare sulle emozioni umane merita rispetto, studio, complessità. Peccato. Forse il tempo potrà giovare alle altre opere che la Amaranto scriverà.



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