Sempre d’amore si tratta

Sempre d’amore si tratta

Livia Fabbri è una ragazzina responsabile, brava e attenta, quella che si direbbe l’alunna ideale di ogni insegnante. Anzi, è proprio la sua maestra a raccontarla così a suo padre Edoardo durante i colloqui per la consegna delle pagelle. Ha soltanto piccoli problemi con la matematica, ma quello che è certo è che in italiano va benissimo. Scrive, scrive, scrive, ha una fantasia incontrollabile e soprattutto scrive storie incantevoli. Sensibile e curiosa, si occupa di ogni più piccolo particolare e lo rende di fondamentale importanza. Una scrittrice nata, si direbbe! Ma forse quel suo mondo incantato, colorato, quasi magico è un nascondiglio in cui dimenticare la sua quotidianità con una mamma sempre triste che si consuma a poco a poco, senza che qualcuno la aiuti, la faccia curare. Livia viene spesso affidata alla nonna paterna, Rosa, che la porta al mare con il treno a Viareggio da Montecatini. Lo chiede direttamente la sua mamma, Caterina, consapevole che Livia non possa soltanto preoccuparsi per lei, ma che necessita anche di un po’ di spensieratezza, quella tipica della sua età, senza dover “bruciare le tappe” e crescere in fretta, diventando adulta all’improvviso. Purtroppo però la depressione della madre, trascurata e malcurata, con un tentativo di suicidio, medicine, ospedali, apatia e tristezza, condizionerà buona parte della vita di Livia, almeno della Livia adolescente e giovane donna. Complice anche la vigliaccheria del padre che avrà poi anche la sua stagione di riscatto...

Una storia che si consuma attraverso testimonianze. Genitori, amori, amici, la figlia... ognuno contribuisce a mettere insieme il quadro finale con il proprio tassello, con il proprio punto di vista, con la propria compartecipazione agli eventi della vita di Livia. Il risultato è una storia speciale, con sentimenti importanti che sembrano traboccare dalle pagine ed afferrarti il cuore. La capacità e al tempo stesso l’incapacità di affrontare una malattia subdola come la depressione (che non viene nominata, ma resta nello sfondo a “giocare” con le vite delle persone coinvolte), che spegne coloro che un tempo erano pieni di vita, il condizionamento che questa situazione porta all’interno di una famiglia, il sentirsi inevitabilmente coinvolti come attori principali e mal sopportando l’impossibilità di prendere decisioni diverse, alla fine costituiscono il fondamento di una nuova vita, cresciuta in fretta e in fretta riempita di ogni responsabilità che non erano certo ciò di cui, lei, ragazzina, aveva bisogno. E ognuno reagisce come può, intorpidito da tanta tristezza e ormai troppo abituato a rinunce continue, come se una macchia del genere ti rimanesse dentro, costringendoti a non sorridere più. Brava l’autrice, Susanna Casciani, a far trasparire tutto il dolore in modo pacato, ma senza dimenticare alcuna reazione. Brava, soprattutto, nella costruzione di una storia intensa che alla fine è sì piena di sofferenza, ma è anche dolcissima e resa perfettamente con le sue “testimonianze”.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER