Per sempre mia

Per sempre mia

Sasha è tornata a casa. Sasha ha fatto i conti con il suo passato e vuole riprendersi parte della sua vita, ma la sua vita non è e non può più essere la stessa. Non dopo che lo Sposo l’ha rapita, seviziata, violentata e quasi uccisa dieci anni prima. Non dopo aver detto addio al suo amore, Cole, a sua madre e ai suoi amici. Sasha vuole ricominciare ‒ deve farlo ‒ e per questo ha lasciato il suo lavoro ad Atlanta, la sicurezza acquisita con la distanza e le sue tante storielle di poco conto. Ma gli incubi, quelli non la abbandonano. Lo Sposo è ancora padrone dei suoi sogni, lo Sposo è morto ma non l’ha mai lasciata. Anche Cole non l’ha dimenticata. È ancora lì nel West Virginia, fa l’agente dell’FBI e non crede ai suoi occhi quando rivede Sasha. Si può dimenticare l’orrore e ricominciare? Forse. Ma una donna è appena scomparsa poco lontano dalla Berkeley County, e qualcuno non è felice del suo ritorno a casa…

C’è un serial killer morto che collezionava spose e mozzava loro l’anulare prima di sostituirle, c’è una vittima scampata al massacro che torna sui luoghi dell’orrore, e c’è un amore interrotto che potrebbe rinascere. Chi è lo Sposo? Perché un emulatore ricalca le sue orme e tormenta Sasha Keeton? Jennifer Armentrout da Martinsburg, Virginia, passa dai collaudati romanzi urban fantasy (sua la palpitante serie Covenant) al thriller, un’incursione che però non convince fino in fondo. Un thriller questo per così dire soft, con punti forza e qualche tallone d’Achille, più curato nell’aspetto romance, che risulta preponderante rispetto alla catena di omicidi sullo sfondo. Pur causando qualche brivido alla schiena, Per sempre mia quindi non raggiunge le vette a cui ci hanno abituati le sue colleghe e maestre del genere Patricia Cornwell e Kathy Reichs. Ma la storia nel complesso fila, la suspense c’è e il finale a sorpresa non manca.



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