Sentimento italiano

Sentimento italiano

L’amore per la propria terra è un sentimento ancestrale che apparenta uomini ed animali. Tutti gli uccelli da preda e tutti i mammiferi selvatici sono territoriali, nel senso che all’interno di un dato territorio solo un maschio può accoppiarsi con le femmine della stessa specie. L’uomo non fa eccezione a questa regola, sebbene l’istinto territoriale umano sia stato razionalizzato e organizzato in maniera strutturata, con solide basi ideali sulle quali poggiare. La scuola, in ogni nazione, gioca la sua parte e contribuisce, attraverso l’insegnamento della storia, a forgiare il senso di identità di coloro che appartengono ad un dato gruppo territoriale. In una trasmissione televisiva degli anni sessanta intitolata “Non è mai troppo tardi” è stato un maestro di scuola elementare, Alberto Manzi, a divulgare l’utilizzo corretto della lingua italiana al fine di unificare anche culturalmente l’Italia che all’indomani della sconfitta della Seconda guerra mondiale dal punto di vista dei valori identitari si trovava in uno stato di profonda lacerazione. Per questo motivo ed anche per le menzogne della dittatura e le ferite della guerra civile i valori comunitari da noi sono stati elaborati tardivamente ed in modo imperfetto. Oggi, i nodi del passato vengono al pettine e l’identità nazionale appare un concetto dai contorni indefiniti rispetto al fenomeno migratorio ed alle spinte secessioniste di uno dei partiti al potere. Così, anche in conseguenza della martellante copertura mediatica riguardo ad arrivi di profughi, o ad azioni criminali commesse da stranieri, gli interrogativi di larghe fasce della popolazione sono identici e tutti rivolti a comprendere se l’italianità sopravviverà all’assalto di coloro che sono più prolifici di noi. “Uno per mano, uno in braccio, uno nella pancia si insedieranno nel nostro territorio mentre le nostre donne non fanno nemmeno un figlio a causa dell’abbassamento del nostro tenore di vita”: questo è il sentire comune. Eppure nel profondo dell’anima molti italiani conservano senza saperlo la memoria delle innumerevoli invasioni che hanno segnato la geografia della penisola così come conservano e tramandano espressioni di una lingua unica: quella di Dante…

Valerio Massimo Manfredi in Sentimento italiano trasfonde con toni a tratti veementi e a tratti leggiadri quanto, della propria vita privata, aveva narrato in un romanzo del 2011 edito da Mondadori: Hotel Bruni. È stata l’infanzia contadina trascorsa in una cascina emiliana, nell’affetto di una grande famiglia di valori tradizionali, che ha alimentato il successo dello scrittore, che ha consentito l’affermarsi dello studioso e del divulgatore. Nell’attuale scritto sono le variegate esperienze vissute come professore, archeologo, romanziere e divulgatore che vengono poste al servizio di un’unica idea: spiegare agli italiani l’importanza ed il valore dell’identità culturale proprio nel momento in cui spinte separatiste tendono a far emergere pericolosi quanto antistorici regionalismi. In modo per nulla retorico l’autore raggiunge lo scopo lasciando il lettore felice, estremamente orgoglioso di essere e sentirsi italiano. L’enfasi è bandita nello scritto e nessuna frase dell’autore stupisce quanto i versi di Ugo Foscolo, i colti rimandi agli autori latini tardo-antichi, i richiami ai trionfi italiani nelle arti e nell’architettura. È il fervore dell’uomo di cultura che emerge e giganteggia nelle pagine, che a tratti sembra sferzare il lettore, soprattutto il lettore infarcito di luoghi comuni. All’interrogativo: “Cosa manca dunque in un Paese che ha di tutto senza disporre di materie prime e risorse naturali e che in molte parti del suo territorio sembra un paradiso?”. Manfredi, che confessa candidamente di non essere mai stato né comunista, né sessantottino, risponde nel senso che manca lo spirito dell’unità, l’orgoglio di essere cittadini di un paese “che ha creato culture sfolgoranti”, che in ventotto secoli di storia non ha mai perso né interrotto il filo rosso della civiltà. Così, in sintonia col tono vivace, abbondano nello scritto le espressioni colorite, dirette in gran parte a smentire le affermazioni del partito secessionista che furoreggia in tanta politica contemporanea mentre le famose “ampolle” con cui si celebravano, pochi anni orsono, i riti della Lega Nord vengono dileggiati e posti a confronto con i proclami, scritti in latino, dell’imperatore Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto nelle Res Gestae.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER