Sento la neve cadere

Sento la neve cadere
Nel 1922, il giorno di ottobre in cui i fascisti marciavano sulla capitale, a Petralia Sottana, poche case arroccate sull’Etna, nasceva il figlio di Salvatore Salvati, uomo legato alla sua terra e alle antiche tradizioni familiari. Il nome di quel bambino viene dettato da un errore dell’ufficiale dell’anagrafe: Esilio, nome di partenza e di lontananza. Nonostante tutto il bambino cresce sano, tra le terre di famiglia che gli insegnano ad essere uomo, le risate con i suoi amici di sempre, Gaspare e Peppina, i racconti affascinanti di Zu’ Lillo. Ma quella era un’epoca in cui il mondo cambiava e un amico diventava improvvisamente un estraneo in camicia nera e pieno di ideali imposti, che non avevano nulla a che vedere con le necessità quotidiane di chi passava la vita tra i campi. Diventare uomo per Esilio significherà trovarsi un segreto che la terra stessa custodiva e scoprire che anche le certezze più radicate in tempo di guerra possono crollare miseramente…
Domenico Infante racconta con estrema delicatezza le vicende umane di una famiglia contadina sullo sfondo di una aspra Sicilia montana. I cambiamenti che in quegli anni sconvolgono indelebilmente l’Italia raggiungono seppur con lentezza anche questo piccolo centro delle Madonie, portati da un vento che spazzerà via ogni sicurezza. Il linguaggio utilizzato è delicato e impreziosito da parentesi dialettali che permettono di delineare meglio i diversi personaggi. Alcuni elementi di questo breve, ma essenziale, romanzo (la Seconda guerra mondiale, l’ebraismo, la crescita e la formazione di un ragazzino all’interno del suo territorio) fanno venire in mente Erri De Luca. Entrambi gli autori aiutano il lettore a muoversi con estrema leggerezza all’interno di dinamiche locali profonde che affascinano e rimangono piacevolmente impresse.

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