Senza bagagli

Senza bagagli
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Klea è un’operatrice televisiva. Ha avuto il coraggio di separarsi da suo marito e vive con il figlio di sei anni. La sua non è una vita facile. In Albania si vive sotto un regime di transizione, dalla fine del governo di Enver Hoxha ad una nuova fase embrionale di democrazia. Tra Klea ed il Partito al potere i dissapori sono sempre latenti: la donna non può esporsi, vive in punta di piedi, scivola silenziosa negli interstizi di libertà concessa, respira l’aria del mare e anela alla libertà. E la libertà le appare più concreta, finalmente possibile, quando incontra – durante un incontro internazionale per acquisire diritti televisivi in Danimarca – Yves Montalban, giornalista italo-svizzero. I due sono improvvisamente colti da quell’amore che “strappa i capelli”, che ci regala il coraggio di cambiare la nostra vita, di seguire percorsi più complessi, in salita, lasciandoci tutto – ma proprio tutto – alle spalle...
Elvira Dones, la cui biografia somiglia moltissimo a quella della protagonista del suo romanzo, ci regala una storia possente, forte, una storia nella Storia. C’è la Storia di un paese, l’Albania tra gli anni Ottanta e Novanta, nel periodo di passaggio dal regime comunista a quello di una apparente democrazia. C’è la storia di un popolo che non conosciamo, di una nazione vessata da un regime solo apparentemente democratico, che per anni ha tolto ai cittadini ogni libertà di agire se non sotto i dettami dei modelli del “pensiero unico”. C’è la storia di un amore, quello che sgorga inatteso dai recessi del nostro cuore, quello che spezza le parole e le lascia sospese nella gola, ma che ci dà la forza di compiere scelte importanti, di cambiare la nostra vita. C’è la storia dei molti, moltissimi, uomini e donne che hanno solcato l’Adriatico alla ricerca di un futuro migliore, aggrappati ad un filo sottile – quello della speranza – e che si sono misurati con le mille difficoltà di essere profughi, apolidi, reietti in patria, disprezzati dalle persone che per anni hanno condiviso la loro vita. La prosa è sofferta, dolorosa, le parole sono aspre. Elvira Dones ha il coraggio di narrare una ferita non ancora rimarginata, di parlarci di un paese che – sebbene sia vicinissimo a noi – continuiamo con assurda indifferenza a non vedere. Partiamo. Viviamo. Con coraggio. E senza bagagli.

 

 

 

 
 
 
 
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