Senza licenza di uccidere

Senza licenza di uccidere

Si chiama Francesco Costantini, maggiordomo all’ambasciata inglese e membro della Squadra P. la squadra “prelevamento” dei servizi segreti italiani. Si deve a lui l’impresa del trafugamento del codice segreto con cui inglesi e americani comunicavano; a lui e a un gruppo di signorine che hanno distratto il personale diplomatico… La storia del mago dei rebus, Giorgio Verità Poeta, il più abile e geniale decrittatore della Regia Marina, dalle sue mirabolanti imprese alla sua enigmatica morte… C’è un uomo che si aggira in lungo e in largo per gli Stati Uniti, un uomo che si intende di fisica nucleare e che conosce bene gli insegnamenti di Enrico Fermi e degli altri ragazzi di Via Panisperna, scienziati brillanti fuggiti chi prima, chi dopo, all’estero. Quest’uomo, rimasto nella filigrana della storia come agente Alos, ha fatto una scoperta sensazionale della quale dovrà quanto prima far menzione al Duce e al Re: “basterà una bomba non più grande di un’arancia per distruggere Roma”. È la bomba atomica, l’arma definitiva… Le avventure della Squadra P, terrore notturno delle ambasciate, alla ricerca di qualsiasi documento che potesse procurare informazioni atte a fornire anche il più piccolo vantaggio in guerra… Spirano venti di guerra, e la guerra non si vince solo sul campo di battaglia. Spesso sono i dettagli a spostare inesorabilmente l’ago della bilancia verso il vincitore. E il compito del Servizio Informazioni Militari è portare l’ago della bilancia a favore dell’Italia e dei suoi alleati…

Lavoro decisamente interessante questo Senza licenza di uccidere, saggio dello storico Angelo Acampora, che qui riscopre alcune fra le più mirabolanti avventure degli 007 italiani fra il 1935 e il 1943. Ciò che si scopre tra le pagine di questo libro caratterizzato da un ritmo serrato e supportato da un eccellente apparato documentale è che i nostri agenti segreti non avevano nulla da invidiare a James Bond, il popolare personaggio nato dalla penna – e in parte dalla vita – di Ian Fleming e protagonista di una popolarissima serie di film. Le imprese dei nostri agenti nel periodo 1935-1943 riguardano depistaggi, trafugamento di documenti segretissimi, lavori sotto copertura, artifici e viaggi in ogni dove, sempre all’insegna di una irriducibile fedeltà nei confronti del proprio paese. Ad accrescere ulteriormente le suggestioni di questo saggio il fatto che molti dei suoi protagonisti siano tutt’ora ignoti, o nascosti dietro sigle e/o iniziali, segno che queste “barbe finte” – termine gergale per definire gli appartenenti ai Servizi Segreti – hanno continuato a prestare il proprio operato anche dopo la fine della guerra. A giganteggiare tra le figure che riportano nome e cognome c’è senz’altro Manfredi Talamo, il tenente colonnello dei Carabinieri che perse la vita nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, già capo della “Squadra Prelevamento”, autrice di imprese ardite ai limiti del romanzesco. Tuttavia sono gli uomini senza nome, contrassegnati solo da sigle, che stuzzicano di più l’immaginazione del lettore, come l’agente Alos, il quale pare abbia vagabondato per tutti gli Stati Uniti per trovare la sede del Progetto Manhattan, culla della bomba atomica. Di queste e altre imprese è pieno il libro, una lettura decisamente consigliata e originale, che rivela una delle nostre eccellenze più sottovalutate e meno celebrate.



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