Senza un ragionevole dubbio

Senza un ragionevole dubbio
14 giugno 1978. Slaney striscia sotto il recinto del carcere, corre fino a trascinarsi con la sua tuta arancione oltre il campo, verso la foresta. È riuscito ad evadere dal penitenziario di Springhill dopo quattro anni di reclusione. Ma è ancora tempo di aspettare. Aspettare che le acque si calmino. Aspettare, nonostante le zanzare, il buio e la paura. Gli torna alla mente Hearn, la nebbia e la marijuana: tutto quello che lo aveva fatto finire dritto in carcere. L’arrivo del camion lo rassicura: parte il viaggio verso la Colombia, dove lo aspetta una nuova e ricchissima vita. Ma è solo il primo di numerosi incontri, tra bettole e festini, sempre in fuga da Patterson, sergente capo della Sezione Antidroga, messo alle sue calcagna e in cerca di una promozione…
I percorsi di Slaney e Patterson si intrecciano: di passaggio in passaggio, di incontro in incontro, di riflessione in riflessione i due protagonisti si ritroveranno faccia a faccia in un epilogo prevedibile e scontato. L’estrema minuziosità delle descrizioni e l’eccessivo uso dei dettagli si scontra con personaggi e situazioni davvero poco reali: inverosimile è l’uomo irascibile che si calma con il rumore dell’aspirapolvere, poco credibili i loschi figuri che partecipano al “colpo”. Ogni personaggio che Slaney incontra durante il suo viaggio gli racconta la sua vita (e non si capisce bene perché) attraverso dialoghi piatti e senza pathos. Le continue digressioni e i frequenti flashback (ridondanti passaggi che rileggono eventi in momenti e da punti di vista differenti) appesantiscono la lettura senza arricchire la narrazione. I personaggi risultano senza profondità e l’interno romanzo appare abbastanza banale. Buono al massimo per una lettura leggera, senza impegno. Per le serate uggiose o da portare sotto l’ombrellone.

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