Sette diavoli

Sette diavoli
Seconda Guerra Mondiale. Egle è una bambina di undici anni con un paio di zoccoli ai piedi e un fratello ritardato a carico. Dio non è stato buono con lei, perché le ha portato via tutto il resto: casa, genitori e amicizie. E suo zio Alfredo, poco più di uno sconosciuto, l’ha prelevata da Aprilia per portarsela a Brescia, dove conduce una vita fatta di molte chiacchiere e poco lavoro. L’uomo ha giurato alla madre di prendersi cura di lei e di Maurino ma forse Egle avrebbe preferito rimanere con le suore dell’istituto di Aprilia. Zio Alfredo infatti sembra un uomo viscido e violento, e la obbliga a lavorare. La scuola le piaceva tanto, ma qualcuno in famiglia deve pur portare a casa la pagnotta. Così è costretta a passare le sue giornate in fabbrica, dove gli adulti la considerano soltanto una piccola terrona…
Secondo romanzo di una trilogia ambientata (in epoche diverse) nel quartiere Carmine di Brescia, Sette diavoli è una storia sanguigna che rievoca con realismo la miseria dell’Italia del dopoguerra. Marco Archetti, scrittore bresciano classe ’76, ci racconta con una prosa moderna e schietta la vicenda di Egle, ragazzina ribelle ed intelligente ma con il marchio della povertà tatuato nel destino. Con uno stile fatto di frasi brevi e frequenti capoversi, l’autore ci porta attraverso la puzza di piscio e di sudore della gente di strada, gente la cui voglia di vivere deve fare spesso i conti con la disperazione, fino a condurci nell’animo della protagonista, troppo giovane per sorreggere tutto il peso dei suoi diavoli interiori. Egle è una sorta di sorella minore della Mara de La ragazza di Bube, ma molto più sfortunata. Si capisce fin dall’inizio che la sua guerra è una guerra persa in partenza. Ma il suo modo di perdere orgoglioso e combattivo coinvolge la lettura, le dona carattere e passione, obbligandoti a finirla tutta in un fiato. Archetti è bravo a riscaldarci col fuoco del suo personaggio, ma è bravo anche a “scenografare” un periodo storico che non gli appartiene. È probabile che da ragazzo abbia ascoltato con particolare attenzione i racconti dei suoi nonni, ma è probabile anche che, come i più bravi scrittori, abbia semplicemente il dono di riprodurre con realismo fatti ed immagini di altri tempi.

 

 

 
 
 
 
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