Sfinge

Sfinge
Un mondo fatto di pelli nude, di boa, di ventagli di piume. Serate passate nei night parigini a contemplare la perfezione di certi corpi in movimento. Il sentimento della passione più cieca consumato in quell’inferno di profumi e sudore, di luci psichedeliche e musica incessante. A vivere tutto questo è l’io narrante, un personaggio di cui non è dato sapere il nome né il genere, così come rimarrà oscura l’identità della persona amata con la quale intraprenderà una storia insieme appagante e sfiancante. Potrebbe trattarsi di una relazione tra un uomo e una donna, oppure tra due uomini o tra due donne. L’io narrante ha circa vent’anni, è di pelle bianca, studia Teologia fino a quando non si rende conto dell’intolleranza e della chiusura mentale tipica dell’istituzione ecclesiastica. Abbandona gli studi e inizia all’attività di disc-jockey all’Apocryphe, uno dei locali più frequentati di Parigi. Con la sua aria da adolescente sognante e la sua personalità eclettica, il/la protagonista si lascia andare a serate di esaltazione e stati di trance dovuti al ritmo della musica e al delirante dimenarsi di corpi sulla pista. All’Eden conosce A***, pelle nera e dieci anni in più, che si esibisce in spettacoli con altre ballerine. L’amicizia e l’interesse si trasformano presto in attrazione e passione travolgente. Nessuna affinità sociale, intellettuale, razziale li/le lega, tanto da far apparire la storia agli occhi degli altri un’unione contronatura, una sorta di perversione o di vizio. La stessa/lo stesso A*** appare spesso sfuggente e intenta/o a simulare il rapporto, senza concedere il lusso della certezza né dell’esclusività. L’intera storia sembra avvolta in un alone di mistero che non fa presagire nulla di buono…
Un romanzo creato sulla finzione e sul gioco letterario. Una sfida linguistica che pochi avrebbero saputo portare avanti in modo così intelligente e ambizioso come ha fatto Anne Garréta, scrittrice francese classe 1962. Dopo essere entrata giovanissima nell’OuLiPo, il “Laboratorio di Scrittura potenziale”, fondato da Raymond Queneau, l’autrice esordisce a soli ventiquattro anni con Sfinge, esempio di precoce talento letterario che la renderà interessante agli occhi dei critici francesi. A livello linguistico e strutturale è una vera e propria rivoluzione: il carattere fittizio dell’intera operazione romanzesca è dato sia dall’assenza di verbi e aggettivi che indicano il genere dei protagonisti, sia dagli sfasamenti temporali che evidenziano incongruenze nella storia. In questo modo, la relazione tra i due amanti e il problema della diversità sembrano essere senza tempo: non esistono differenze quando si parla di amore, la passione è sempre la stessa, sia che si tratti di un rapporto eterosessuale, sia di un rapporto omosessuale. Anche quando l’oggetto del desiderio è inafferrabile, quasi fosse una divinità o, appunto, una sfinge con tutti i suoi enigmi, la passione si trasforma in necessità di possesso amoroso che non si preoccupa di guardare in faccia nemmeno la morte.

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