Sguardi che contano

Quando si tratta di lesbiche, molte persone hanno problemi a vedere cosa sta di fronte ai loro occhi poiché la lesbica resta una sorta di effetto fantasma, elusiva, evanescente, difficile da individuare anche quando è lì in piena vista mortale e grandiosa all’interno del grande schermo. A lungo la cinematografia impone infatti alla lesbica di sbirciare attraverso i bui e polverosi interstizi della narrazione per immaginarsi e percepirsi come possibile in una scena in cui sembra non esserci posto: difficile forse oggi, nel regime dell’ipervisibilità lesbica, comprendere come e quanto la visione costringe all’epoca le donne omosessuali a una duplice fatica, quella di scavare in ogni possibile anfratto del rappresentato alla ricerca di tracce che per giunta debbono anche essere costruite, decostruite e ricostruite e al tempo stesso resistere viceversa alla cocente frustrazione di viversi come l’irrappresentabile per antonomasia…

Il cinema è fatto di sguardi. Tutto passa attraverso gli occhi. La macchina da presa stessa è un occhio. Che guarda, scruta, osserva, in assoluta profondità e senza chiedere il permesso. Chi sostiene di essere in grado di sapere alla perfezione come dominarla mente, perché in realtà è lei che domina noi. E che influenza moltissimo la nostra percezione, quella che abbiamo del mondo circostante. In particolare in tema di diritti: il cinema infatti ha sempre per sua natura l’opportunità di diventare un ottimo veicolo di divulgazione, e per quanto concerne quest’ambito il suo potere si fa vieppiù decisivo. Avvalendosi di 53 film e 14 serie tv Federica Fabbiani sottolinea come ci sia ancora, con ogni evidenza, molto da fare: anche nell’arte, infatti, la posizione maschile e maschilista, ricca di pregiudizi, gode di un notevole vantaggio, e invece lei ha scelto di analizzare, con bravura, competenza e chiarezza, storie di donne, che anche in una situazione parimenti disagiata sperimentano una forma più sottile e tagliente di ulteriore emarginazione nel nostro tempo che ha reso tutto e tutti precari.

 


 

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