Shadowdance – La danza dello spettro

Shadowdance – La danza dello spettro
Matthew sa elencare il prezzo di ogni vegetale che cresce nel Dezrel, sa cosa si può coltivare nella terra e ne è in grado di riconoscere le proprietà in base al colore. Gestisce con mano sicura la fattoria, alleva faticosamente ma con profitto maiali e mucche: insomma, non è certo uno sciocco. Eppure questa faccenda è davvero difficile da capire per lui. Per questo aspetta che sua moglie Evelyn parli, anche se poi la decisione che lui prenderà sarà contraria ai desideri della donna. Comprare un cavallo dagli Utter e partire da solo verso Veldaren per riportare a casa il ragazzo. Che dice di chiamarsi Nathaniel, ma è più prudente che si faccia passare per Tristan, e che è stato portato lì da un uomo braccato, che forse lo ha rapito, e che ha ricoperto di soldi Matthew ed Evelyn perché se ne prendano cura. Quell’uomo si chiama Haern…
Le saghe troppo lunghe rischiano di diventare come le serie televisive -  anche quelle dagli esordi più sfolgoranti, si prenda per esempio che so, Lost - che dopo la prima (o le prime, nei casi più fortunati) stagioni, se la sceneggiatura non è forte, iniziano ad avere un sapore sempre più insistente di brodo allungato: ed è un peccato che non ci si riesca a salutare prima che il ricordo della festa lasci spazio all’impressione della noia. L’ultimo capitolo della saga di Shadowdance ha un ritmo travolgente, poiché è costruito tutto intorno a una caccia all’uomo che, come da tradizione, non ammette esclusione di colpi, tra intrighi, inganni, omicidi, convinzioni sbagliate e il bilancio di una vita sacrificata in funzione di un progetto fallimentare. Una macabra danza, un tira e molla palpitante tra il Bene, o presunto tale, e il Male: su Haern pende una condanna a morte, ed è solo contro tutti.

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