Shakespeare filosofo dell’essere

Shakespeare filosofo dell’essere
Non esiste opera di William Shakespeare in cui non sia presente almeno un personaggio che rappresenti una fedele trasposizione di quel dilemma esistenziale che trova nella figura di Amleto la vittima più emblematica. Così come non esiste dramma del bardo di Stratford che non metta in scena, in maniera sublime, un campionario umano in cui lo spettatore da sempre trova appropriata corrispondenza alla complessità della propria natura umana. Dal complesso, incisivo e tormentato corpus di opere, pervenute fino a noi dalla tradizione letteraria inglese, emerge una scrittura drammaturgica venata da straordinarie implicazioni filosofiche. L’epicentro delle opere è ovunque costituito da logoranti e angosciate interrogazioni sul senso dell’essere che si inseriscono in quel flusso di pensiero che da Eschilo risale fino a Nietzsche, passando per Tacito e Seneca, Giordano Bruno e Leopardi. Il pensiero filosofico di William Shakespeare esce dall’angusto recinto dei suoi tradizionali ambiti letterari, per assumere l’inedita valenza di un protagonista assoluto di quel pensiero filosofico che pervade la storia del mondo occidentale, facendo del teatro il luogo in cui questa dimensione trova la forma più compiuta della sua rappresentazione…
Shakespeare filosofo dell’essere si presenta in una veste ammiccante e di agile fruibilità, anche da parte del lettore abituale usualmente meno avvezzo a frequentare questo genere di pubblicazioni. Alla riuscita di questa preziosa impresa conferisce valore una competenza che a Franco Ricordi, – regista, attore, direttore artistico, drammaturgo e saggista – deriva dalla frequentazione lunga e appassionata con il teatro shakespeariano. Da una sintonia letteraria e drammaturgica che, mediante analisi illuminanti e chiaramente esposte, rappresentano per il lettore  una porta aperta su una infinita varietà di meditazioni. La particolarità delle riflessioni contenute in questo saggio è che non mettono mai chi legge in uno stato di inferiorità e di soggezione, ma lasciano intendere che le difficoltà di individuare il senso dell’essere, la necessità di interrogarsi su di esso siano in fondo simili a quelle dell’uomo di ogni tempo. La capacità dell’autore di condurre il discorso in modo chiaro e suggestivo, diretto e per nulla tecnicistico riesce a dare vita a pagine dotate di un respiro non accademico, né viziate da intenti celebrativi. Ciò che preme a Franco Ricordi non è di farci sapere ciò che egli pensa di Shakespeare, ma ciò che Shakespeare pensava della vita umana, aprendo la discussione a temi che troveranno nella filosofia nichilista ampia e più strutturata trattazione. E obbedendo a questo proposito Franco Ricordi ci consegna un testo che ha saputo realizzare con rigore laconico e laico, temperato e scevro da ogni enfasi, mettendo in gioco tutto il suo severo e razionale spirito umanistico. Proprio come era abituato a fare il bardo che in ogni sua opera ha sempre scommesso tutto, rischiando ogni volta o il trionfo o lo scacco. Ha quasi sempre trionfato. 

 

 

 

 
 
 
 
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