Shift

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2110. Troy si sveglia dall’ibernazione: senso di panico, tosse secca, un sapore orribile in bocca. Gli porgono dell’acqua e delle pillole. Manda giù le medicine, beve. Lo visitano, gli prelevano sangue e urine. Gli tremano le mani. Ha passato molti anni in quella bara di acciaio e ghiaccio, davvero molti. Troppi. Le persone che ha conosciuto e amato sono morte, ormai. Il silo – che era nuovo e splendente quando lui si è “addormentato” – ora mostra i segni dell’usura. È iniziato il primo dei suoi dieci turni di sei mesi ciascuno al Silo 1… 2049. Il giovane architetto e deputato del Congresso Usa Donald Keene viene convocato dal potentissimo senatore Paul Thurman, vera eminenza grigia della Casa Bianca. A quanto pare gli interessa moltissimo un suo vecchio progetto di bio-edilizia, un banale grattacielo cilindrico alto un centinaio di piani. Solo che vuole costruirlo sottoterra. Un gigantesco e avanzatissimo silos abitato autosufficiente costruito con fondi statali enormi, sotto una montagna. La logistica del progetto sarà affidata a Mick Webb, un deputato amico di Donald. E “a dare una mano” come ingegnere-capo è stata chiamata anche Anna, la figlia di Thurman. La ex di Donald. Decisamente sua moglie Helen non sarà contenta…

Secondo omnibus per la Trilogia del Silo che partendo da Amazon ha reso Hugh Howey un uomo ricco. Le vicende nella timeline della saga si situano prima degli eventi narrati nel primo volumone, Wool. Con questo articolato sequel scopriamo innanzitutto che il claustrofobico mondo del Silo è figlio di una scellerata azione di “guerra preventiva” in un futuro prossimo dominato dalle nanotecnologie, utilizzate non solo in campo medico ma anche per scopi militari e terroristici, e in secondo luogo che esistono decine di silos, distribuiti in tutti gli Stati Usa e collegati tra loro (almeno nel 2110, secoli prima degli eventi di Wool) da una strategia di sopravvivenza comune. Gran parte del fascino di Shift risiede in queste “secret origins”: per il resto scrittura sciatta, personaggi tagliati con l’accetta, ritmo lentissimo senza poterselo permettere. Così così.



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