Shirley

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Yorkshire. Secolo Diciannovesimo. Possibilità di disordini. L’industriale è in attesa di due carichi di telai, prevede un assalto, eppure caparbio e autentico rimane nella sua rocca. Mr Robert Gérard Moore, infatti, si trova nella sua fabbrica e lì trascorrerà la notte. È solo stranito dalla compagnia di Mr. Malone; il curato irlandese si serve del punch, è tutto ilare e quasi quasi si compiace di esser lì in soccorso. Ma è soprattutto per conversare di matrimoni che Malone ridendo si intrattiene; e cosi fa, curiosamente, mangiando una costoletta di montone e presidiando – si fa per dire – Hollow’s Mill. Moore non dimentica certo i doveri dell’ospitalità, ma la pazienza è pressoché al limite: “Parliamo delle stoffe che non riusciamo a vendere, della manodopera che non riusciamo ad assumere, delle fabbriche che sono ferme, di come vadano male le cose in genere, che non siamo noi a poter correggere... Ecco cosa ci preoccupa, in questo momento, e credo ce ne sia abbastanza per escludere del tutto certe fantasie come amori e fidanzamenti”…

Ecco i retroscena, sempre più apprensioni e timori di “amori e fidanzamenti”. In Shirley, però, figure incantevoli di donne combattono anche in favore di più teneri sviluppi; allora, al di dentro di una marcata sensibilità per le materie sociali – e per quanto ai tipi come Mr Moore appaiano stravaganti! – “fantasie come amori e fidanzamenti” sono ancora buona parte dell’oggetto che impegna il secondo romanzo di Charlotte Brontë. È noto l’orgoglio d’impresa e, per effetto della crisi di inizio Ottocento, nell’opera esso è segno di grande interesse per telai meccanici e garzatrici; d’altra parte, l’installazione di nuove macchine è in odio alla gente d’Inghilterra e pianta grane ai fabbricanti del Nord. Diciamo di più: siamo del tutto di fronte a immagini e storie luddiste. Di qui la miseria davanti alle fabbriche di stoffe e tessuti e così bisogna rappresentarsi irruenza, lotte e ragionamenti. Meno noto di Jane Eyre, sennonché “bello come i dipinti di Millais o Boughton o Herkomer” – a tal punto raccomandato da Vincent Van Gogh al fratello Theo –, si è rivelato originale perfino per il nome della sua eroina (prima della sua pubblicazione Shirley era giusto un nome proprio di persona maschile) e non privo di interesse per concezioni e sensibilità femminili. In primo piano Shirley e Caroline, e con la vita delle due giovani buon senso, perspicacia, discrezione e molta intelligenza. Questo ordito così tessuto vale da solo le 544 pagine da leggere e le sue fila più accurate non mancano di leggerezza e di capriccio.



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