Shock economy

Shock economy
Perché mezzo secolo di esperimenti targati CIA sul controllo della mente umana tramite elettroshock e un gruppo di brillanti studenti in Economia raccolti attorno alla figura di un carismatico professore amico e consigliere di uomini potenti sono facce della stessa medaglia? Quale modello economico è stato fatto affermare attraverso l'avvento delle giunte militari sudamericane - a partire dal Cile di Pinochet - nella seconda metà degli anni '70, e quali interessi erano in gioco in quel preciso momento storico? Che relazione hanno, se ce l'hanno, i desaparecidos argentini e i prezzi dei beni al consumo? Perché la piccola guerra delle Falkland ha cambiato la storia? Dove conduce il filo rosso che lega il Sudafrica, la Russia, la Bolivia, l'Iraq? Chi ci guadagna da uno tsunami?
New Orleans, pochi giorni dopo la furia distruttrice dell'uragano Katrina. Una fila interminabile di sfollati in attesa del pranzo, di coperte, di medicinali, di una parola di conforto. Gente che ha perso tutto: la casa, gli oggetti personali, il lavoro (chi ne aveva uno, naturalmente). E mentre migliaia di volontari, operatori sanitari, forze dell'ordine e uomini politici si sforzano di capire come strappare dalle grinfie dall'acqua e del fango le cose - ma delle vite si tratta e non di meri oggetti, in definitiva - appartenute a questi sventurati, un eminente membro del Congresso Usa, il repubblicano Richard Baker dichiara alle agenzie: "Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema delle case popolari a New Orleans. Noi non sapevamo cosa fare, ma Dio l'ha fatto per noi". Non ci sono solo una sconfinata arroganza e l'assoluto disprezzo per la sofferenza altrui nascosti in queste parole, ma una realtà ben più complessa, una vera filosofia. C'è nascosta la dottrina dello shock, quella di chi - economisti di primo piano, politici, amministratori, manager potenti, professori universitari, mica dei pincopallino qualsiasi - ritiene che l'unica via per imporre politiche liberiste a un sistema sociale 'insopportabilmente bloccato' sia approfittare di brevi parentesi post-traumatiche durante le quali le difese si abbassano, gli spazi si aprono, i margini di manovra si fanno potenzialmente infiniti. "Chi crede nella dottrina dello shock è convinto che solo una grande discontinuità – un’inondazione, una guerra, un attacco terroristico – possa generare quelle tele vaste e bianche tanto intensamente desiderate. In questi momenti malleabili, in cui siamo psicologicamente e fisicamente sradicati, gli artisti del reale tuffano le mani e iniziano il loro lavoro di ricreazione del mondo". Ecco quindi che le catastrofi, le crisi, gli shock non sono eventi negativi (o almeno non soltanto negativi) ma rappresentano soprattutto opportunità che una elìte di dirigenti 'illuminati' devono saper cogliere. O saper creare... No, tranquilli, non sosteniamo che dietro alle catastrofi naturali ci sia una Spectre neoliberista (per quanto l'ipotesi, ora che ci penso, è suggestiva), ma che dire degli atti di terrorismo, delle guerre, della propaganda culturale (vedi alle voci strategia della tensione, stato di paura et similia)? Qui - indipendentemente dalle convinzioni politiche - se siamo intellettualmente onesti abbiamo il dovere di diventare più possibilisti. Siamo di fronte all'applicazione su larga scala di principi che gli esperti di tecniche di coercizione (traduzione: tortura) conoscono da secoli? Sì, sostiene Naomi Klein, la giornalista d'assalto statunitense autrice qualche anno fa di No logo, la cosiddetta Bibbia del movimento no-global. E a rafforzare la sua tesi presenta documenti e fatti tratti dalla cronaca degli ultimi anni, argomentazioni brillanti e citazioni, mentre ripercorre la carriera di quello che ritiene essere il creatore della dottrina dello shock e uno dei maggiori responsabili di alcune delle peggiori nefandezze perpretrate in nome del neoliberismo negli ultimi decenni, l'economista Milton Friedman. Ne vien fuori un libro sconvolgente, come tutti quelli che riescono a organizzare eventi apparentemente caotici e slegati tra loro in un disegno coerente, di simmetrica ferocia. Era dai tempi di Impero di Antonio Negri e Michael Hardt che non si leggeva qualcosa di così convincente, di così emozionante, di così capace di indignare e rinfocolare il fuoco della voglia di cambiamento.

Leggi l'intervista a Naomi Klein

 

 

 

 
 
 
 
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