Shoeless Joe

Shoeless Joe
Ray ha due passioni nella vita: il baseball e J. D. Salinger. Una sera, mentre passeggia nella sua fattoria nello Iowa, tra i campi coltivati a mais, Ray sente una voce, come lo speaker di uno stadio: «Se lo costruisci, lui verrà». Ray sa che che il lui di cui la voce parla è Shoeless Joe, il mitico giocatore dei White Sox coinvolto in uno scandalo che lo ha costretto a smettere di giocare, e la cosa da costruire è un campo da baseball. È così che Ray inizia a tagliare l'erba, a costruire gli spalti, a livellare il terreno. Tutto con le sue mani, supportato da una moglie che lo ama e lo sostiene in ogni cosa e da una figlia che gli vuole un mondo di bene. Non importa che Shoeless Joe sia morto da tanto tempo perché Ray sa che la voce non mente e una notte, quando il campo è ormai finito, ecco il suono di una palla battuta e la figura agile di Joe muoversi sul campo. Poco a poco compaiono come fantasmi tutti i membri della vecchia squadra ormai scomparsa ma Ray non può godersi ancora per molto la magia perché la voce torna un'altra volta a farsi sentire: «Lenisci il suo dolore». Questa volta Ray sa che il dolore che deve lenire non è quello di un giocatore di baseball, ma quello di uno scrittore che da quindici anni non scrive più un rigo e che si è isolato dal resto del mondo: J. D. Salinger...
«Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perché? Io sogno cose che non sono mai esistite e dico: perché no?»: con questa citazione di Bobby Kennedy si apre Shoeless Joe. E non è un caso. Il libro (uscito in America nel 1982 e diventato subito un libro di culto, ancora di più dopo la trasposizione cinematografica del 1989) è fatto della stessa materia di cui sono fatti i bei sogni: in grado di ammaliare e stupire il lettore, che si ritrova a girare con il fiato sospeso le pagine, facendo attenzione a non correre troppo avanti per la paura che una riga saltata, una lettura troppo veloce, possa rompere l'incantesimo che William Patrick Kinsella (tradotto per la prima volta in Italia) riesce a creare. Proprio come il protagonista, che costruisce uno stadio dove gioca una squadra di fantasmi che solo pochi possono vedere e che parte alla ricerca di uno scrittore che non vuole farsi trovare, anche la scrittura di Kinsella emana magia come solo pochi maghi della scrittura riescono a fare. La vicenda è raccontata tutta al tempo presente e in prima persona dalla voce di Ray, capace di narrare quello che gli sta succedendo con la stessa pazienza con cui certe nonne mettono a cuocere un sugo per la cena dalle otto di mattina. Una dote, questa di Ray, in grado di far appassionare chiunque al mondo del baseball, persino lo scrittore stanco e diffidente de Il giovane Holden. Veramente difficile resistergli: come non sussultare quando Ray vede per la prima volta qualcuno giocare nel suo campo? Come non emozionarsi quando Ray parla per la prima volta con Salinger? Ray e Salinger diventano un po' come il giovane Holden Caulfield, pieni di entusiasmo e di paura,  di tenerezza e umanità, in loro c'è l'amore per la propria terra e la voglia di essere felici, c'è l'incoscienza e la baldanza di due adolescenti che inseguono un sogno, c'è – perché no – dentro il libro di William Patrick Kinsella, il sogno americano, magico e fragile come il fantasma di un vecchio giocatore di baseball.

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