Shotgun lovesongs

Kip è tornato da poco a Little Wing, la piccola cittadina del Wisconsin in cui è nato. Per nove anni ha lavorato a Chicago come responsabile commerciale di un’azienda, ma ora ha comprato a pochi soldi la grande fabbrica di mangime abbandonata nel centro del paese e la sta ristrutturando, ha progetti ambiziosi, vuole creare uno spazio polifunzionale (“Pensate a tutto quello spazio. Potremmo farci qualsiasi cosa. Uffici. Industria leggera. Ristoranti, pub, caffè. Voglio un caffè lì dentro, questo è sicuro”). Ma non è tutto: Kip deve sposarsi a ottobre e lo farà proprio in paese, in un gigantesco fienile attrezzato per l’occasione. Fervono i preparativi per il matrimonio: i suoi amici di Little Wing conoscono a malapena la fidanzata di Kip, Felicia, una ragazza sofisticata di città “sempre bella, con trucco, unghie e capelli perfetti”. Come a tutti i matrimoni passati, naturalmente è stato invitato Lee. Lee è quello che ce l’ha fatta: è una star della musica country pop, quasi tutto l’anno in giro per il mondo in tournée, pieno di soldi e di donne. Quando torna a Little Wing è sempre “barbuto e smunto, con gli occhi stanchi ma sollevati”, i suoi amici d’infanzia lo lasciano riposare da solo per qualche giorno, poi lo chiamano, lo invitano a cena o a bere una birra come ai vecchi tempi, lo lasciano coccolare dalle loro mogli con “stufati e lasagne, ciotole di insalata e torte appena sfornate”. Lui al paese passa le giornate a guidare il trattore nella sua proprietà anche se i terreni non sono coltivati, semplicemente adora “il ritmo lento di quel vecchio cingolato, affidabile e paziente” e la terra che si muove sotto di lui, si rilassa così, con “Una sigaretta o una canna tra le labbra”. Ma stavolta Lee non riesce a rilassarsi come vorrebbe, perché succedono tre cose. La prima è che Kip non vorrebbe invitare Ronny, un loro amico d’infanzia ex alcolizzato che dopo una brutta caduta e una emorragia cerebrale è diventato come un bambinone pieno di cicatrici, ma Lee – che all’epoca ha pagato tutte le sue spese mediche – non è disposto ad andare all’addio al celibato e al matrimonio senza di Ronny. La seconda è che Kip non solo ha programmato per Lee un’esibizione canora al suo matrimonio senza avvertire il cantante, ma ha anche passato la notizia ai giornali e alle tv. La terza è che al matrimonio ci sarà anche Chloe, la nuova ragazza di Lee, un’attrice famosissima e bellissima che fa innamorare tutti i suoi vecchi amici…

Il romanzo d’esordio di Nickolas Butler, nuova star della narrativa statunitense, impareggiabile cantore dell’America rurale, è datato 2014 ma esce in Italia solo ora, dopo il successo – soprattutto di critica – di altre sue opere. È impossibile non notare in Shotgun lovesongs (curiosa la scelta dell’editore di non tradurre o adattare il titolo) i numerosi cenni autobiografici, a partire dall’ambientazione, una immaginaria cittadina del Wisconsin a pochi chilometri da Eau Claire, cittadina natale di Butler. E proprio da Eau Claire viene Justin Vernon, leader della band indie-rock Bon Iver, a cui la figura di Lee è palesemente ispirata. Il romanzo esplora le relazioni tra un gruppo d’amici d’infanzia, uniti da un legame profondo ma estremamente diversi tra loro, alla prova della vita: l’agricoltore mansueto, la star della musica, il manager ambizioso e il relitto umano raccontano la vicenda ognuno dal suo punto di vista, alternandosi capitolo dopo capitolo, ma sono gli altri - anzi soprattutto le altre, le figure femminili apparentemente in secondo piano - a incarnare il cuore della storia. Che è, manco a dirlo, la natura dell’amicizia: le bugie, i dolori, i segreti, i compromessi, gli amori. Un coacervo di tensioni e pulsioni che mette i personaggi uno contro l’altro ma al tempo stesso li tiene legati, perché volenti o nolenti – condividendo le radici – sono una famiglia. E, come rivela la citazione che l’autore ha scelto di porre in esergo al romanzo, tratta da Moby Dick di Hermann Melvile, accettano gli uni dagli altri qualsiasi cosa, anche il male, in nome del loro legame profondo: “Ma vai avanti, ragazzo: preferirei venire ucciso da te che essere salvato da chiunque altro”. Come nelle sue opere successive, la voce di Nickolas Butler, sebbene qui ancora forse un po’ acerba, è impareggiabile nel descrivere la cultura e le atmosfere del Midwest. La sua America, come fa pensare a Lee verso la fine del libro, “è gente povera che suona musica, gente povera che condivide il cibo e gente povera che balla anche quando tutto il resto nella loro vita è così triste e disperato che sembra non debba esserci alcuno spazio per suonare, mangiare o abbastanza energie per ballare”.



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