Si baceranno domani

Si baceranno domani
Usa, fine anni ’60: Graciela, Caridad ed Imperio sono tre donne esuli fuggite dalla Cuba post Rivoluzione Comunista, in cerca di fortuna, soldi e felicità. Impiegate alla catena di montaggio di una fabbrica di bambole le tre condividono lo stesso paese di provenienza, Palmagria e lo squallore di una vita divisa tra fabbrica e tv. Graciela, la più intraprendente e vero perno della vicenda, è fuggita dal suo paese a causa di una sfortunata storia d’amore che le ha creato una pesantissima fama di 'poco di buono'. Sposata con il mite Ernesto , un uomo più vecchio di lei, Graciela in realtà ama il focoso Pepe, suo amante già prima dell’infelice matrimonio. Nonostante un marito che l’adora e due figli, la donna ogni giorno, nella sua casa dove fa la manicure alle amiche, si concede alle braccia di Pepe che però le preferisce di gran lunga la passione politica. Quando in paese si viene a sapere della relazione, Graciela viene ripudiata dal marito che successivamente la porterà con sé, insieme ai figli, in America, dove poi l’abbandonerà definitivamente. Graciela trova allora lavoro nel New Jersey, nella piccola cittadina di Union City, e lì ritrova le sue due compaesane e con loro è costretta a dividere lo spazio angusto di un furgone che le porta ogni giorno in fabbrica. Ma il vero pensiero fisso di Graciela non è il suo “vergognoso passato”, né l’invidia e le maldicenze delle colleghe-amiche ma la ricerca dell’uomo giusto. Il vero amore, dopo tanta attesa, si materializzerà nelle sembianze, marcatamente hippie, di Mr O’Reilly, il caporeparto della fabbrica che, come nella trama della telenovela preferita di Graciela, appagherà la sete di baci e d’amore della cubana sognatrice…
Eduardo Santiago, cubano naturalizzato americano qui al suo primo romanzo, mette a segno una toccante e ironica storia di donne che non è solo una vicenda rosa ma è anche una riflessione sulla Cuba di Castro e sulla privazione della libertà. Le telenovele – le trame delle quali Santiago conosce bene dato che ha lavorato come autore e produttore di diverse fiction della rete Telemundo – sono il pretesto per raccontare figure femminili lacerate dall’amore per la patria lontana, per la famiglia, abbrutite da un lavoro di routine ma, nel caso di Graciela, fiduciose nella vita e nelle sue chance. La narrazione in prima persona procede da tre punti di vista (Graciela, Imperio e Caridad), tre modi di raccontare che rappresentano anche atteggiamenti antitetici di affrontare la quotidianità: quello più pratico, spiccio e cinico (per non dire spietato) di chi giudica senza comprendere e quello, invece, di chi non rinuncia alla sua personalità ed al suo anticonformismo nonostante il giudizio degli altri, ritenendo la felicità come un diritto e non come una colpa. La speranza in fondo è la vera protagonista del libro: sperare di avere un’altra possibilità dalla vita proprio come accade in una telenovela dove il tempo è dilatato ma il lieto fine scontato.

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