Siete pazzi a mangiarlo!

Siete pazzi a mangiarlo!

Nel settembre del 2008 in Cina scoppia lo scandalo del latte contaminato con la melammina, o cianurammide, uno di principali componenti della fòrmica: in grado di aumentare artificialmente il tasso di proteine presente nel latte è però altamente tossico, dannoso per animali ed esseri umani, provoca danni seri all’apparato urinario fino a portare all’insufficienza renale ed alla morte. Tutti ricorderemo i casi dei bambini – trecentomila ammalati e una decina di morti – che per settimane occuparono le prime pagine dei giornali europei. Altri episodi negli anni successivi dimostrano quanto il Paese abbia fallito in materia di sicurezza alimentare: dai panini resi più gialli con una pittura tossica (!) per simulare la maggior presenza di farina di mais ai maiali trattati col clenbuterolo (un anabolizzante cancerogeno); dall’olio per frittura ottenuto da acque unte, residui di oli, grassi recuperati dai ristoranti e persino dagli scarichi (si calcola che quest’olio rappresentasse circa il 10% di quello in commercio) al tofu sbiancato con idrossimetansolfinato di sodio (potente agente sbiancante, cancerogeno e assolutamente vietato). Ma non si pensi che le truffe e le alterazioni alimentari siano quacosa che riguardino solo certi Paesi; è del luglio 2014, ad esempio, la scoperta che uno stabilimento di Shangai – filiale di un gruppo americano – che produceva nuggets di pollo, bistecche e polpette di manzo per McDonald’s , KFC e altri nomi famosi del fast food, utilizzava carne scaduta mischiandola a carne fresca. Ed è tutta europea la frode alimentare ricordata come caso Findus: l’utilizzo di carne di cavallo al posto del manzo nelle lasagne...

Christophe Brusset è un ingegnere che per vent’anni ha lavorato nell’industria alimentare come manager. Ha avuto modo di conoscere diverse multinazionali alimentari ed è per questo in grado di ricostruire tutta la filiera del prodotto che noi semplici consumatori troviamo sugli scaffali del supermercato. E così, in questo che è un mix tra reportage e confessione, Brusset ci mette in guardia sui trucchetti usati dalle multinazionali del cibo. Dalle erbe di Provenza (che in realtà per meri motivi economici vengono importate da Marocco, Tunisia e Albania) alle lumache di Borgogna (cresciute in Russia e Lituania); dai porcini di Bordeaux (che arrivano dritti dritti dalla Cina) al peperoncino in polvere proveniente dall’India e contaminato con feci di ratto e topi morti essiccati. Tutto questo per dire che, anche quando non si arriva a adulterazioni che danneggiano la salute del consumatore, è comunque difficile se a non a volte impossibile essere certi della provenienza e della bontà del prodotto che acquistiamo. Questo perché esiste ancora una legislazione – anche a livello europeo – troppo permissiva e che lascia spazio a diversi escamotage. Un esempio su tutti. Le lumache “di Borgogna” vengono allevate e lavorate nel Paese d’origine, ma è “perfettamente legale etichettare la confezione con la dicitura lumache di Borgogna lavorate in Francia se l’ultimissima tappa ‒ che consiste nel mettere un po’ di burro erborinato nel guscio – viene eseguita in Francia”. Chiaro no? E questo succede per la maggior parte dei prodotti che troviamo in bella mostra sugli scaffali del supermercato, con etichette invitanti quanto menzognere. Peccato solo che Brusset non abbia fatto nomi, sarebbe stato utile avere una mappa con la quale navigare più agilmente in queste acque scure. L’autore afferma di aver agito così per cautela: ha dovuto cambiare sede di lavoro (in Europa non sarebbe stato più possibile) e ha subito intimidazioni e minacce di querela. Insomma la grande industria alimentare sembra un colosso davvero inattaccabile, nonostante gli scandali pubblici, nonostante sia responsabile in gran parte dell’obesità e delle patologie cardiovascolari che si stanno diffondendo come un’epidemia anche fra le nuove generazioni. L’unico consiglio che Brusset si sente di dare è quello che avrebbe dato anche la mia nonna: “Cucinate da soli più che potete, usando prodotti crudi, frutta fresca e verdure di stagione, ed evitate cibi pronti. Così saprete esattamente ciò che mangiate, non ci saranno grassi o zuccheri nascosti, additivi o altri elementi chimici dannosi”.



 

 

 
 
 
 

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