Silenzi d’autore

Silenzi d’autore

Il fascino del silenzio invita ad argomentazioni stimolanti e impegnative. Se non si è convinti di ciò, basta limitarsi a osservare che nella letteratura esso chiama l’autore al titanico compito di rendere espresso ciò che di per sé non lo è, né può esserlo. Il silenzio come tale, nella pratica di tutti i giorni, è la condizione dell’essere muti, di per sé non a parola. Allo scrittore quindi il compito di verbalizzare il non verbale, come al pittore di rappresentare ciò che di per sé non ha figurazione originaria. Per tentare non tanto di risolvere questo rebus, quanto di farlo emergere con nitore intellettuale, si può azzardare una ricognizione testuale di opere che hanno segnato la cultura letteraria mondiale, i cui passi scelti meritano di essere posti in primo piano e sotto una lente d’ingrandimento particolare, al fine di esemplificare tipi di silenzio facilmente individuabili, rilevanti sul piano delle trame narrative, delle azioni drammatiche, dell’intelaiatura stessa dei discorsi, dei momenti di apparente valore letterario…

Grazie al faro illuminante della retorica e della linguistica testuale Bice Mortara Garavelli guida il lettore nei meandri impalpabili dei luoghi della letteratura internazionale dove non è la parola al centro del discorso, bensì il silenzio. Eludendo con maestria l’excursus prolisso, la studiosa riesce a plasmare un saggio che coniuga l’efficacia della scelta oculata dei passi letterari con il rigore trattatistico, dando corpo ad un prontuario enciclopedico dal tono nobilmente sbarazzino, un corollario critico-filologico al monito filosofico di quel Derrida critico del primato della phonè a vantaggio della muta traccia scritta. Si percorre così questa sottotraccia misteriosa, con i panni avveniristici di una specie di “speleo-glottologia”, nel solco della gestaltica convinzione per cui lo sfondo è altrettanto significativo come le figure che vi compaiono, che la pausa è inestricabilmente legata ai suoni che la riempiono,che la con la saturazione di presenza non c’è donazione di senso.



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