Sillabari

Sillabari

L’incontro tra un uomo e una coppia di moglie e marito. Lei gli provoca emozioni che non provava da bambino… Un uomo molto ricco, che conosce la vita mondana e le cose futili, vuole far capire alla moglie che non l’ama più, pur amandola moltissimo… Ferragosto 1938. Un bambino di “ottima famiglia” si aggira per il Lido di Venezia e quel giorno viene a conoscenza dell’esistenza degli “altri”… Dieci persone si ritrovano in montagna e decidono di attraversare con gli sci una pista molto lunga… La giornata di un cane di nome Bobi… Una madre e suo figlio di diciotto anni, molto somiglianti tra loro, partono per un luogo di villeggiatura… un uomo pigro riceve una telefonata antipatica… Il ricordo di un bacio da parte di una donna di cinquant’anni… Un uomo senza figli vede sulle rive del Piave un bambino dagli occhi celesti e mongoli… Settembre 1941. Alla stazione di Cortina d’Ampezzo una donna bionda e rotonda, in compagnia di un bambino di dieci anni vestito da frate, aspetta il treno da Dobbiaco…Gennaio 1942. Una signorina decide di andare al cinema… Un uomo si guarda allo specchio. E capisce tutto… Un uomo solitario conosce la famiglia Tommaseo, piena di genitori, figli, zii e nipoti… Un uomo giunge a Venezia da Milano per un appuntamento al caffè Florian… Luglio 1944. Ico viene giustiziato dai suoi compagni delle Brigate nere… Un giovane pittore americano, Tom Corey, pedala veloce come il vento su una bicicletta sotto gli alti pini di Villa Borghese, a Roma… Le vacanze di Bruno. Un operaio di provenienza contadina… L’ozio di un uomo lunatico viene interrotto da un temporale… Estate. Un vecchio poeta vicino alla morte riceve diverse visite… Lo strano sogno di Piero, direttore di banca dal naso grande e grosso…

Sono solo alcuni dei racconti che compongono il variopinto universo umano dei Sillabari di Goffredo Parise. I primi ventidue racconti furono scritti dall’autore nel 1971, pubblicati sul “Corriere della sera” e raccolti l’anno successivo col titolo di Sillabario n. 1; altri trentadue, composti tra il 1973 e il 1980, vennero uniti nel Sillabario n. 2, raccolta che valse a Parise la vittoria del Premio Strega del 1982. I brevi racconti si presentano come voce di un vocabolario – un sillabario, appunto – in cui vengono raccontate vicende semplici, quotidiane, sporadiche, con il fine di inquadrare la vita in una dimensione elementare, originaria e genuina, e di descrivere sentimenti sinceri, che sfuggono a ogni forma di osservazione e analisi. La scrittura di Parise è profonda, lacerata, estremamente semplificata; sono i suoi personaggi a parlare, a pulsare di vita ed emozioni. Donne, uomini, animali: il campionario antropologico parisiano è vasto, con una quasi maniacale attenzione nei rapporti tra adulti e bambini, i cui occhi restituiscono forme dilatate, eccessive, abnormi. Anche la geografia dei Sillabari appare universale, e ogni luogo diventa centro di pulsione, osservazione, riflessione, ricordo: città indefinite, luoghi di montagna, paesaggi marini, Roma, Milano, Vicenza. Contenitori di situazioni quotidiane, a volte banali, che nascondono una vena autobiografica: da Amore a Solitudine, lemmi che aprono e chiudono la raccolta, c’è un io che si nasconde, che cerca una condizione ormai passata, persa per sempre. Così scriveva Parise, nel gennaio 1982, nell’avvertenza alla pubblicazione della raccolta: “Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore”.



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