Sillabario dell’amor crudele

Sillabario dell’amor crudele

Quando all’età di otto anni vieni preso, sistemato alla meglio in un grande pentolone con le gambe all’insù e lasciato come una cosa vecchia davanti a un orfanotrofio, il “panico da pentola” ti arriva eccome! Se poi ci aggiungi che la fobia dei tegami ti accompagna per mano verso il veganismo, allora la cosa fa davvero riflettere. Come mai? Pensateci! Quel trauma da pentola, con il passare del tempo peggiora, tanto da imporsi nella mente e scatenare il rifiuto verso qualsiasi cibo di carne cotto nella cosiddetta pignatta. Cosa rimane se non essere vegani? Fosse solo questo il problema…le cose assurde e preoccupanti sono ben altre, tipo quello che ti porti dentro e ti rimane dopo aver conosciuto i preti violentatori e pedofili. Quei personaggi che gestiscono e animano i posti chiamati orfanotrofi e che non sono altro che crudeli prigioni, dove degli ignari bimbi vengono abbandonati diventando così dei reali emarginati. Come si fa a non odiare? Come si fa a non aberrare il genere umano, se già i preti che dovrebbero essere portatori di pace e conforto, si abbassano a tali infimi gesti? E poi i genitori, parliamo di loro per esempio: non solo hanno creato un nano deforme, ma non si sono nemmeno preoccupati di strangolarlo alla nascita. Che mondo! Non rimane che scrivere: narrare di un viaggio di risalita, del risveglio da un incubo atroce, un ritorno alla vita dopo essere stato risucchiato dalla violenza e dalle tenebre di un orfanotrofio cattolico, di una cattolica provincia…

Teodoro Maria Baseggio è il protagonista di Sillabario dell’amor crudele, il libro di Francesco Permunian vincitore della XXXIV edizione del Premio Dessi. Uno scritto potente e crudele, dalla trama che non ruota intorno ad alcun cardine, di una terrificante glacialità, condita da una spietata ironia, in cui emerge la faccia della Chiesa bugiarda, quella degli abusi, della distruzione dell’anima e dell’annientamento della persona. Teodoro è un nano, abbandonato dai suoi genitori in un istituto per bambini deformi e qui viene abusato da chi avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Non saranno solo i genitori a disinteressarsi di lui, ma nel tempo anche sua moglie, che ad un certo punto lo allontana senza tante spiegazioni. Così Teodoro in tarda età, ma nella totale funzione delle sue capacità, decide di scrivere e lasciare ai posteri la sua testimonianza. Racconta con estrema schiettezza del suo difficile percorso di vita e soprattutto degli inconvenienti legati al superamento di quanto ha in qualche modo condizionato la sua esistenza. Non usa mezzi termini l’uomo, quando narra del suo odio e del suo più potente risentimento. Non nasconde la necessità di odiare, disprezzare, esecrare e maledire, un’esigenza nata per poter sopravvivere. Racconta ancora Teodoro del suo impellente desiderio di vendetta nei confronti di quei preti che gli hanno rubato l’infanzia, che hanno violentato lui e altri ragazzi come lui, sordi, ciechi e sfortunati; una brama che lo conduce verso un patto pauroso con i fascisti. I grandi fogli che contengono i suoi scritti vengono catalogati con le lettere dell’alfabeto e così nasce il Sillabario dell’amor crudele, una sorta di dura, durissima autobiografia, divisa in 26 sezioni. Un pugno nello stomaco il libro di Permunian, dalla scrittura grintosa e determinata, nella quale il linguaggio elegante e raffinato, si sposa magistralmente con la più insolente blasfemia e a tratti volgare sarcasmo. Nulla diventa fastidioso, nulla stride, perché sono le emozioni a parlare, le più vive sensazioni fatte di sofferenza, dolore e ricerca di riscatto. Alcune pagine fanno stranamente divertire, senza far sorridere, altre fanno inorridire, senza scandalizzare. Alquanto originale l’idea dell’autore di creare un libro in cui le malvagità di una parte della Chiesa, (drammaticamente attuali), vengono spiattellate senza tanti fronzoli o ripensamenti e di narrare un percorso di vita sfortunato e difficile, senza compatimento alcuno. Sillabario dell’amor crudele è un libro di aperta denuncia e accusa contro quella pedofilia ecclesiastica, colpevole di aver violato vite innocenti e inflitto dolore e umiliazione. Azioni vili, spesso racchiuse nello scrigno dell’omertà, troppo spesso avvolte da una protezione ancora più vigliacca e crudele.



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