Sinfonia patetica

Sinfonia patetica
Il 29 dicembre 1887 il noto compositore russo Pëtr Il'ič Čajkovskij giunge a Berlino, prima tappa di una lunga tournée che lo vedrà salire sul podio di alcuni tra i principali teatri europei del tempo. La sua fama lo precede ovunque e amici, ammiratori, colleghi e cultori della materia richiedono la sua  presenza nelle numerose cerimonie salottiere che di volta in volta vengono convocate in suo onore. Ma l’uomo, canuto e ormai prossimo alla vecchiaia, appare vittima di un temperamento irrequieto e nervoso, timido e malinconico. Turbato da un’invincibile sfiducia nelle proprie capacità e da una logorante sensazione di straniamento, come se facesse già parte del passato, rivela un’indole schiva e refrattaria alle liturgie mondane che si dispiegavano all’epoca in intima connessione con quelle musicali. Gli incontri con musicisti del livello di Johannes Brahms, Hans von Bülow e Vassily Sapelnikov lo turbano e lo gettano in uno stato di forte apprensione quanto il timore che precede l’esecuzione di ogni concerto. Un ricorrente bisogno di rifugiarsi nel conforto di una località solitaria si rivela un espediente necessario a ripercorrere con la mente episodi del tempo trascorso in attesa di una fine che avverte sempre più imminente…
Klaus Mann – nato a Monaco di Baviera nel 1906 e morto suicida nel 1949 a Cannes – figlio del celeberrimo Premio Nobel per la Letteratura Thomas Mann, è stato a sua volta uno scrittore di pregevole fattura. Il suo indiscutibile valore letterario affiora in questo romanzo, composto nel 1935 dall’esilio dove aveva trovato scampo dal Nazismo, nel quale rivela una straordinaria capacità di riversare i propri tormenti esistenziali nella figura emblematica di Čajkovskij. Giustapponendo ai comportamenti ambigui ed eccentrici del protagonista una sottoconversazione della coscienza che rivela una considerevole sapienza narrativa, Klaus Mann disegna i contorni di una figura corrosa e sfiancata da una sensibilità fragile, disturbata da istinti di autodistruzione e da impulsi di rivincita. I foschi ricordi dell’infanzia, i torbidi stimoli di un’omosessualità mai sopita e le enigmatiche vicende sentimentali, la figura evanescente di una lontana benefattrice e un senso d’impotente solitudine si alternano nel flusso del pensiero come ombre capaci di evocare teneri risvolti. Il lettore che saprà sottrarsi alla lente della biografia, non mancherà di appassionarsi alla narrazione e di comprendere fino in fondo quanta angosciata umanità abbia potuto risiedere nell’animo umano del protagonista di questo affascinante romanzo e in quello del suo stesso autore.

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