Sirena

Sirena

Adam è un ragazzino curdo di quindici anni che, per aiutare la mamma (il suo papà è a Roma dove cerca di far fortuna per riunire la sua famiglia), fa quello che può, aiuta i mercanti del Gran Bazar di Istànbul (con l’accento sulla a), fa il lustrascarpe, suona il violino. Quando arriva la notizia che raggiungerà il padre con suo fratello Kemàl, esegue alla lettera tutte le indicazioni che gli vengono date sull’approdo della barca, sulla necessità di non farsi vedere, sulla pericolosità del viaggio in mare. Diventa un clandestino e come tale deve essere consapevole delle difficoltà che potrebbe incontrare. Così, quando a un passo dalla costa pugliese la barca viene affiancata da due lance della Guardia costiera e tenta la fuga, Adam non ci pensa due volte e si butta in acqua. Gli sembra che la costa sia così vicina, ma nuota, nuota, nuota e non si avvicina mai, anzi, perde sempre più le forze. Finché si lascia andare... La sua storia sarà ricostruita tre decenni dopo da Marina, una ragazzina di 14 anni dagli occhi scuri che vive nel Salento con i nonni materni e un bisnonno, Uccio, un pescatore di 80 anni che ha molto da raccontarle su sua madre, Maddalena, che non c’è più e su suo padre che lei non ha mai conosciuto e di cui nessuno parla mai. Lei vuole trovarlo e scappa di casa e si imbarca. Il suo bisnonno la insegue con il suo Apecar. Destinazione Istànbul…

Un intreccio complicato, che trova epilogo nella fotografia finale che ritorna al legittimo proprietario dopo non poche peripezie, costituisce il percorso di questo libro di Giorgio Doveri. Una piacevole lettura estiva (ma non solo), nella quale pur se in poche pagine (appena 170) trova luogo una trama movimentata in cui non manca nulla, dalla storia d’amore al giallo di cui però si conosce fin da subito l’assassino e se ne segue la perfidia e la capacità di inventare le sue false verità, dal viaggio onirico di uno stato di coma all’amore per la propria famiglia. Una intricata matassa di personaggi e storie che si dipanano strada facendo mentre, sullo sfondo, il mare Adriatico è quasi un comun denominatore che assiste, ma non come spettatore passivo, tutti i protagonisti. Insomma bella l’ambientazione tra il mare blu e gli ulivi di Puglia e poi ci sono i colori di Istanbul, bello il succedersi degli eventi che a volte danno risposte e a volte complicano le vite e bella anche la soluzione finale che rimette ogni cosa al suo posto e soprattutto, finalmente, rende giustizia. Piacevole, quasi un “cammeo”, la famiglia greca titolare di una locanda, personaggi di sfondo, ma che colpiscono per il grande cuore. Magari fosse così anche nella realtà che viviamo, in una società dove, invece, fidarsi dell’altro è sempre più difficile.



 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER