Smorfie

Smorfie
Musica jazz in sottofondo. Mogli incinte che si fanno palpare da sconosciuti. E mariti che ballano con la migliore amica delle mogli. Gite sul lago, a parlare per ore senza nemmeno sapere di che. E corpi coperti di sangue, chiodi e martelli, violoncelli, trappole per topi. Teppisti che linciano un bambino. Inseguimenti in tram. Sotto la doccia misurare quanto ce lo si ha lungo, e poi partite a carte e accoppiamenti furtivi con ragazze grasse. Cantare in coro, litigare. Grandine, materassi, marciapiedi, valigie. Acqua che bolle, un bambino che nasce. E donne impiccate a un albero per i capelli, ragazze con la parrucca, plexiglass, bare. Il quadrato è una forma lievemente impura? L'incontro con una ragazza scatena riflessioni su un film di Lars Von Trier.
Orologi, fotografie, sexy shop, viniviticultori vestiti di bianco che lavorano in nero. Una galleria di sogni? Il flusso di coscienza di una mente tormentata? Frammenti di vita? Tessere di un puzzle da ricomporre? Smorfie è tutto questo, o forse niente di tutto questo. La narrazione è infatti per Sanguineti solo un pretesto, o meglio un vezzoso orpello e nulla più, quando non addirittura un limite da oltrepassare. E quindi si intuisce, più che capire: ci si abbandona a sprazzi di emozioni, accenni di idee, flash di incubi sovrapposti a sbadigli di realtà. Sono qui raccolti per la prima volta scritti apparsi su riviste quali Il Caffè politico e letterario, Il Menabò, Il Verri o pubblicati da Feltrinelli in volumi ormai esauriti: mezzo secolo giusto giusto di racconti e romanzi brevi (ammesso e non concesso che queste definizioni canoniche possano applicarsi a frammenti così fuori sincrono, così poco etichettabili) firmati da uno dei protagonisti assoluti delle neoavanguardie europee. Ne vien fuori un'antologia preziosa per chi non ha la vocazione del bibliofilo ma ciononostante vuole scoprire un autore importante seguendone il percorso letterario nell'arco di una vita intera. Un libro ostico, fortemente cerebrale, freddo come un mattino d'autunno, pervaso da una poetica forse datata ma certo interessante storicamente. Davvero splendidi i disegni di Tommaso Cascella che illustrano i versi lievi di Smorfie, molto meno interessanti le illustrazioni di Ugo Nespolo che corredano il recente Vociferazioni.

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