Socialismo è grande!

Socialismo è grande!
Lijia vive a Nanchino, capitale della provincia dello Jiangsu, e proviene da una famiglia povera. Abita in una piccola casa con la nonna Nai, la madre e il fratello Xiaoshi. Il padre lavora in un’altra città e la sorella è fuori per studiare. A sedici anni Lijia è costretta ad abbandonare la scuola e prendere il posto della madre in fabbrica, per via del dinzghi, un provvedimento statale che permette ai lavoratori di andare in pensione prima rispetto ai tempi previsti, solo se passano il lavoro ai figli. Piccola Zhang - è questo il nome con cui viene chiamata in fabbrica - entra a far parte di un universo che non le appartiene, quello della fabbrica statale Liming, che costruisce missili intercontinentali in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Un universo fatto di regole ferree, come il divieto per i maschi di portare i capelli lunghi o come l’obbligo per le donne di sottoporsi al controllo mensile della “polizia mestruale” affinché queste dimostrino di non essere rimaste incinta. Lijia si sente braccata come “una rana in un pozzo” e il suo unico desiderio è quello di fuggire dalla fabbrica e poter realizzare i suoi sogni. Capisce allora che il suo unico strumento di lotta è imparare l’Inglese…

Socialismo è grande! è il romanzo autobiografico della giornalista e scrittrice cinese Lijia Zhang. Il titolo fa riferimento a una canzone che si cantava in Cina il primo luglio, giorno dell’anniversario della fondazione del Partito Comunista di Mao Tse-Tung, avvenuta nel 1921. La narrazione parte dal 1980, anno in cui Lijia entra in fabbrica, e arriva fino ai giorni nostri, in cui l’operaia è diventata una scrittrice e ha realizzato i suoi sogni. In questo lasso di tempo vengono descritte le prime letture, i primi approcci con la letteratura inglese, i primi amori, le prime esperienze sessuali, i primi segni di ribellione al sistema. Attraverso una scrittura fluida, appassionata, divertente a tratti commovente la scrittrice affronta il viaggio della sua vita e allo stesso tempo ci offre un documento per analizzare le fasi della Cina post-Maoista, l’ascesa di Deng Xiaoping e la rapida decostruzione della figura di Mao, seguita dal tentativo di modernizzazione economica. Ma questo passaggio non ha migliorato le condizioni della popolazione e soprattutto non ha migliorato la condizione dei diritti umani e sociali, come dimostrano i fatti di Tiananmen del 1989, dove l’esercito sparò sugli studenti e sugli operai che contestavano il governo. Si scorgono quindi due livelli di analisi: quello della scrittura autobiografica e, soprattutto, quello dell’analisi sociale di un Paese, che avviene con gli occhi di chi ci sta dentro. Eravamo abituati, infatti, ai libri sulla Cina scritti dagli occidentali, come il nostro Federico Rampini, ma poche volte abbiamo avuto tra le mani un documento di tale portata, con una tale dose di realismo e libero dalle catene della censura, scritto da un’autrice cinese.

Leggi l'intervista a Lijia Zhang

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