Sognavamo macchine volanti

Sognavamo macchine volanti

Roy - che in realtà si chiama Carmelo ed è nato in Sicilia - e i Drastic Boys salgono sul palco montato nella piazza principale di Carpeneto e cominciano a provare gli strumenti. È il 1967, Angela ha sedici anni e quella musica le smuove qualcosa dentro. Riesce così a strappare ai genitori il permesso di assistere al concerto. Pochi metri separano il viottolo di casa sua dalla piazza, ma nessuno la vede arrivare davanti al palco. Perché scompare inghiottita dal nulla… L’ingegner Pieri ha costruito un razzo per andare sulla Luna e chiede al suo giovane amico di aiutarlo a lanciarlo nello spazio… Dex, Waltz, Chopper e Paul sono nella foresta vietnamita. Imbracciano i fucili e sanno che dovrebbero fuggire da quell’inferno, e per resistere si fanno di acidi, ma dopo aver camminato a lungo finalmente capiscono di essersi persi… Dopo la morte di Bob Dylan (in un incidente motociclistico nel 1966) in Amerika prendono il comando gli hippy e vari gruppi underground. Steve Jobs è uno dei luogotenenti, e c’è un comitato presieduto tra gli altri dagli scrittori Isaac Asimov e Philip K. Dick e dal regista Stanley Kubrick… Un gruppo di sbandati dediti alle droghe e all’amore libero invade il giardino di un uomo. Ma ad allarmarlo veramente è la “fessura nel cielo”, una scia nera e compatta, che assomiglia a un gigantesco graffio… Il capitano Roman Maksimovič Rayt, vice responsabile dello Spec-Gruppa B (la sezione del KGB che cerca di prendere contatto con gli alieni), sta fumando hashish pakistano e ascoltando a tutto volume l’ultimo 45 giri dei Beatles quando apprende tramite la radio a transistor che il compagno colonnello Jurij Gagarin è morto in un tragico incidente aereo presso la Città delle Stelle. Sente il mondo precipitargli addosso e si lascia cadere sulla branda accanto al giradischi. Per giorni non riceve notizie dal direttore dello Spec-Gruppa B, poi dopo una settimana accetta una missione a Samarcanda che cambierà la sua vita…
Come il curatore dell’antologia spiega nell’introduzione, il filo conduttore dei dieci racconti dovrebbe essere, oltre al tema fantascientifico, l’ambientazione negli anni Sessanta. Purtroppo però per la quasi totalità non si tratta di narrativa sci-fi. Ad esempio, nel secondo racconto – come lo stesso curatore ammette – non c’è la minima traccia di elementi fantastici. Ed è ambientato negli anni Quaranta. Una scelta che appare piuttosto difficile da comprendere, ancor più se si considera che le letteratura di genere segue canoni non necessariamente rigidi ma perlomeno non così generici, come sempre il curatore non manca di ricordare. Ci sono racconti più riusciti di altri, soprattutto quelli che, con uno stile psichedelico, affrontano temi come guerre atomiche, sovversioni, rivoluzioni, alienazione, invadenza dei mass media, sviluppo scientifico e tecnologico che si ritorce contro l’uomo, propri di quella “fantasia speculativa” che dovrebbe essere il cardine dell’antologia. Eppure, si resta spiazzati di fronte a trame che si sforzano di essere originali ma che sono lungi dal risucchiare il lettore in una realtà “altra” e finiscono per incuriosire appena, senza turbare come invece vorrebbero. È apprezzabile la scelta di dare voce ad autori molto diversi per età e stile, e in un paio di casi c’è anche qualche buona trovata. Ma è davvero troppo poco per un’antologia che per le premesse e la grafica anticonformista poteva essere una chicca per gli appassionati. Delusione.

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