Sol Levante

Sol Levante

Los Angeles. Nell’avveniristico grattacielo della multinazionale Nakamoto, costruito a tempo di record, si svolge una festa ricca di vip e uomini d’affari. Al piano immediatamente superiore, una giovane donna dalla reputazione poco limpida viene trovata cadavere sul tavolo di una sala-riunioni. Sul posto accorre Tom Graham, poliziotto violento e razzista. I giapponesi pretendono che le indagini vengano affidate ai Servizi Speciali, e vengono allora convocati Peter J. Smith e John Connor, che si trovano da subito a fronteggiare l’ostruzionismo dei giapponesi, che non vogliono uno scandalo, e una fitta trama di segreti legati ad operazioni commerciali immense in atto tra Giappone e Stati Uniti...

Nei primi anni ’90, quando Crichton scrisse questo emozionante thriller politico-economico, l’ascesa del Giappone al ruolo di massima potenza industriale del mondo sembrava ormai inarrestabile. Le democrazie occidentali (e segnatamente gli Usa, mentre per l’Unione Europea, che era riuscita a mettere in atto una strategia di scambi e compromessi commerciali in grado di tenere sotto controllo l’espansione asiatica l’allarme era tutto sommato minore) non riuscivano a contrastare efficacemente l’approccio molto spregiudicato delle società del Sol Levante in tema di concorrenza commerciale. In Giappone, si sa, i cartelli tra ditte non solo non sono vietati, ma anzi sono incoraggiati, la forza contrattuale dei sindacati è molto bassa, e i lavoratori accettano condizioni e orari che da noi sarebbero considerati punitivi con zelo ed efficienza. In più il mercato interno è fortemente protezionista e quasi impenetrabile, mentre è proverbiale l’aggressività con la quale le aziende made in Japan si inseriscono nei mercati esteri: prezzi artatamente più bassi, qualità ottima, pratiche di ‘morbida’ corruzione per ottenere permessi e spazi. La politica economica della presidenza Reagan, negli anni ‘80, con un deficit commerciale nei confronti del Giappone stabilmente sopra al miliardo di dollari a settimana, ha fatto sì che per le multinazionali asiatiche fosse clamorosamente conveniente acquistare beni immobili e società targati Usa. La selvaggia svalutazione del dollaro della cosiddetta ‘reaganomic’, pensata per porre un freno alle importazioni, a fronte della politica di riduzione ad oltranza dei prezzi dei loro prodotti da parte dei giapponesi si è rivelata inefficace, e anzi suicida. Solo la profonda crisi borsistica in Asia dei primi anni del 2000 ha in qualche modo invertito la tendenza, ma questa è un’altra storia (il romanzo è del 1992). Michael Crichton inserisce queste tematiche non sullo sfondo, ma nel cuore stesso di una vicenda genuinamente poliziesca a moderato tasso di suspence, e perora la causa del ‘pericolo giallo’ con passione e virulenza (tanto che il romanzo è stato accusato di razzismo da parte dei media nipponici). Ne esce un thriller incalzante ed interessante, molto ‘parlato’, che ha i suoi momenti migliori nei dialoghi tra John Connor e Peter Smith (i due agenti dei Servizi Speciali protagonisti), incentrati sui vari aspetti della complessa cultura giapponese. Dal libro è stato tratto un film che, svuotato della gran parte dei temi politici per evitare polemiche e accessoriato con robuste iniezioni di action per ammansire il pubblico dai gusti più grossolani, si segnala tra i meno riusciti tra quelli tratti da romanzi di Crichton.



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