Soldati di Salamina

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Javier Cercas è un giornalista frustrato. Abbandona in maniera compulsiva il proprio lavoro per dedicarsi alla prosa, ritornandovi con la coda tra le gambe più volte, schernito dai colleghi e svilito nella sua professione. Pubblica sì alcuni romanzi, ma la sua carriera non decolla mai. Si imbatte infine in una storia nascosta e fumosa, un episodio della guerra civile spagnola che vede protagonista Rafael Sánchez Mazas. Scrittore di vaglia, una vera icona politica prima e dopo la guerra, ideatore del seminale movimento fascista della Falange. Allo scoppiare della repressione franchista, anche Mazas cercherà la fuga oltralpe, ma verrà identificato e catturato. Davanti ad un rabberciato plotone d’esecuzione, avrà però la prontezza di sfuggire in una boscaglia. Nascostosi tra le fratte, uno dei soldati alle sue calcagna lo scova. Gli farà salva la vita, non denunciandone il nome e lasciandolo libero. Ma chi è questo ragazzo? Per scoprirlo e terminare così il suo libro più importante, Javier inizierà una lunga e sfiancante ricerca…

Questo romanzo così emozionante gode di un lustro che si riserva a poche opere a noi contemporanee. Un vero caso letterario e culturale nella Spagna di inizio millennio, è soprattutto un grande affresco delle colpe e del dolore nati in seguito al dramma della guerra civile spagnola. Nel mirabile gioco di specchi creato dall’autore, in cui cronaca e finzione letteraria combaciano in maniera perfetta, Soldati di Salamina appare anche come il diario delle mancanze e delle sfortune di Cercas. Un accorato mea culpa recitato prima del meritato successo editoriale. Per noi italiani, inoltre, è un libro tradotto benissimo da Pino Cacucci. L’arguzia di Javier Carcas sta in un piccolo escamotage, prendere spunto da fatti reali della propria vita per modificarli con l’invenzione del romanziere. Non a caso, l’impianto ricorda da vicino quello del giallo classico, teso e geometrico, dove a recuperare l’intuizione di una trama spicciola arriva lesto un nuovo personaggio o un nuovo indizio. Salvifico fascino concede quindi l’ingresso in scena del noto scrittore Roberto Bolaño, caro amico di Cercas e convinto sostenitore della sua prosa. Ancora una volta – in realtà per la prima, giacché quando questo libro uscì in Italia le vette dello scrittore cileno erano ancora poco esplorate – Bolaño crea qualcosa di incontrovertibile, generando una sequenza di eventi che porterà alla soluzione del mistero. Sta ovviamente a voi scoprire come. Chi invece già conosce il romanzo, invito a riprenderlo in mano e sfogliarlo ancora con gusto per farsi rapire dalla sua prosa perfetta e lineare (Cercas è davvero un giornalista) e spendere un sussulto malinconico, perché no, nel rivedere un Bolaño malaticcio ma entusiasta, ironico e benevolo, con un conto in banca rispettabile e rasserenante. Una storia tutta da rileggere, perché parla a chi dimentica e a chi non vuole capire cosa significhi essere in guerra con sé stessi. Inutile e distraente, quando addirittura ci troviamo in difficoltà intestardendoci sul significato della guerra.



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