Sole di mezzanotte

Sole di mezzanotte
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Finnmark, a nord persino del Polo Nord. Agosto 1977. Ulf ha appena compiuto 35 anni, è un Leone. Sta fuggendo da settanta ore, milleottocento chilometri con treni e autobus (la capitale Oslo sta molto a sud, è più vicina a Londra o Parigi), tirando avanti col valium arriva sfinito in capo al mondo, nel piccolo borgo di Kåsund, la contea confina con l’Unione Sovietica. È il periodo che non fa mai notte: non c’è bisogno di luce artificiale, il sole illumina quasi sempre il paesaggio piatto, monotono, brullo e silenzioso. Lunghi capelli da hippie, si presenta come un improbabile cacciatore in visita di piacere. Conosce un pastore luterano proprio basso con gambe storte e berretto da buffone, poi un bimbo con la madre, compra qualcosa da mangiare, affitta un capanno legnaia isolato, nasconde il marsupio con centotredicimila corone (un sacco di soldi), prova a riposarsi, è convinto che presto arriveranno per ucciderlo. In realtà si chiama Jon, lavorava per il potente pericoloso boss a capo di una pescheria e chiamato “il Pescatore”, non se l’era sentita di far fuori un tizio, così avevano spartito i soldi ed era scappato. Ora si sta ambientando bene fra renne e sami, il giovane Knut è proprio arguto e inventa freddure, la mamma 29enne Lea fa la campanara e la sagrestana, graziosa e sensibile. Lui scopre varie correnti religiose, frequenta sciamane, matrimoni e funerali, finché non torna il marito di Lea e arrivano i cattivi incaricati dal Pescatore. Ulf-Jon non riesce proprio a sparare e non sa se troverà il coraggio di perdere tutto un’altra volta…

Il celebre e premiatissimo norvegese Jo Nesbø ha scritto dieci notevoli romanzi della serie di Harry Hole (1997-2013), quattro libri per ragazzi (2007-2012) e ora ambienta spesso nel passato le nuove storie. Nelle più recenti c’è sullo sfondo un genio del male (il Pescatore, appunto) attorno a cui, bene o male, ruotano i veri protagonisti della narrazione, in prima persona, un buon killer dislessico prima, un buon criminale fifone qui. Jon Hansen aveva perso i genitori a 10 anni ed era cresciuto fino a 19 col nonno Basse ateo architetto (di chiese), assimilando approssimazioni in 13 anni di scuola; rimasto solo consumava parecchio hashish spacciando per procurarselo, poi il Pescatore gli aveva chiesto di fare il liquidatore (recupero crediti), per un po’ era andata bene, si era pure innamorato, aveva bisogno di denaro per le cure di Bobby, malata di leucemia, con la quale avevano fatto la piccola Anna. Ulf-Jon ha l’indice destro che non preme grilletti, non ama i dolci, fuma senza dipendenza, ascolta il jazz, beve molto. Col juke-box finalmente ballano più volte la canzone svedese d’amore di Monica Zetterlund, voce fredda e sensuale: “pian piano attraversiamo la città”. Nesbø è stato un discreto calciatore, giornalista, broker e continua a fare pure il cantante. Negli anni settanta e nei primi Ottanta aveva viaggiato e vissuto nel territorio della cultura sami e del læstadianesimo. Da quelle parti circolano varie porcherie alcoliche, raikas (latte di renna fermentato) e acquaviti; il merluzzo si beve con vino rosso.

 

 

 
 
 
 

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