Solidarancia

Solidarancia

Sicilia. Alla stazione di Marsala scendono due allegri ultraottantenni: Teresa, che porta delle All-Star rosse, e Giuseppe, suo marito, costretto su una sedia a rotelle. Ad accoglierli non ci sono amici, bensì due carabinieri, i quali si affrettano ad accompagnarli in caserma, dove i coniugi dovranno d’ora in poi passare ogni giorno per l’obbligo di firma, come disposto dalla magistratura di Torino, che li ha espatriati al Sud. A riprenderli all’uscita si presenta il loro amico Tonio, ed insieme si affrettano alla casa di riposo dov’è tenuta Agata, la sorella di Teresa. I quattro anziani contattano poi il loro amico René, agli arresti domiciliari, che gli manda tre fascicoli di giovani ragazzi schedati dalla Digos: il primo è Domenico, un penalista ricercatore all’Università di Palermo, la seconda è Francesca, una suora che crea progetti a sostegno dei migranti, la terza è Sabina, ex membro della Tenzing Norgay Crew, un gruppo di hacker. I tre ragazzi vengono assunti in prova dagli anziani per un mese: dovranno mostrare le loro capacità ritrovando un profugo scomparso, un eritreo di nome Ato Solomon. In base all’esito del loro compito, saranno poi assunti a tempo indeterminato per portare a termine il lavoro per il quale sono stati in realtà contattati: vincere un bando europeo per portare aiuti in Libia, e al contempo liberare i migranti dai campi in cui sono trattenuti…

Scrittrice attivista senza congiunzione – “perché le due cose sono strettamente connesse” – Sarita Fratini si occupa, da febbraio 2019, della situazione dei migranti rinchiusi nei “campi di concentramento” – così lei li chiama – libici, denunciandone le condizioni, le torture e puntando il dito contro l’Europa e l’Italia, complici silenziose di questa situazione. Prendendo come punto di partenza questi articoli più impegnati, la scrittrice ha concepito questo romanzo un po’ “utopico”, verrebbe da dire. Solidarancia – pubblicato dalla casa editrice di Pippo Civati, People, la quale ha cominciato proprio con questo titolo a pubblicare narrativa – ha come protagonisti una banda di “anarcoinsurrezionalisti” ultraottantenni, i quali, stanchi dell’immobilità statale e senza avere nulla da perdere, si mettono in testa di rispondere a tutti i partigiani del “prima gli italiani”, dell’“aiutiamoli a casa loro” e del “perché non li ospitate a casa vostra”, organizzandosi concretamente per andare a prendere i migranti in Libia e poi condurli al sicuro in Italia. Man mano che gli anziani progettano e disvelano i dettagli di questa impresa donchisciottesca, emergono in contemporanea da un lato la credibilità e la preparazione della scrittrice, dall’altro i paradossi, le violenze, le ingiustizie che l’Italia, l’Europa e la Libia perpetrano quotidianamente nei confronti dei migranti. Dettagliate, spesso anche esagerate – siamo pur sempre sotto licenza poetica – sono le descrizioni dei braccianti che raccolgono le arance per due euro all’ora, del potere della Mafia all’interno delle Onlus, di come la politica si serva di queste per portare avanti un’incessante campagna elettorale, delle lapidi senza nome, delle fosse comuni, dei naufragi, dei morti, dei seviziati e degli infernali viaggi che i migranti intraprendono alla ricerca di un futuro migliore. Eppure, Solidarancia non si rivela essere un romanzo tragico, tanto meno fatalista, anzi. Il messaggio di Sarita Fratini è molto semplice: attraverso la volontà, la comunione di intenti e una migliore comprensione dello stato delle cose, è possibile giungere ad una soluzione concreta, efficiente e soprattutto umana.



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