Solo un’altra volta

Solo un’altra volta

Cash rimane in ospedale per due settimane, e quando torna a casa cammina con le stampelle e ha la gamba imprigionata in un gesso massiccio. Ci vogliono altri dieci giorni prima che possa zoppicare fino alla stazione per andare al lavoro. “Amore, mi sa che non potrò più fare la corsa a ostacoli”, dice mestamente a Louise. Louise risponde che non importa, ma se non importa a lei sembra invece importare a Cash. In ospedale è dimagrito parecchio. È giù di morale. Sembra amareggiato. Non riesce nemmeno lui a capire cosa sia successo. È come se tutto quanto intorno a lui, o forse lui stesso, sia sottilmente cambiato in peggio. Persino i suoi sensi sembrano in combutta per deturpare quel mondo innocente che per tanti anni ha amato… Poi il signor Bruce vede Katherine. Mentre guarda la figlia che fa obbedientemente ciò che ci si aspetta da lei, lo colpisce il pensiero che lui e la compagnia di persone che gli si affolla attorno sono tutti fatti della stessa stoffa. Sono sostanzialmente disorientati e confusi, troppo egoisti o troppo sfortunati per attenersi alle forme che garantiscono il perpetuarsi di una società, come hanno fatto i loro padri e le loro madri. Loro invece scaricano il fardello dell’ordine sui figli riempiendo le loro giornate di falsi riti e cerimonie. Una delle maestre di danza si avvicina e dice: “Oh, che piacere vederla, signora Sheridan. Temevamo che fosse malata. Oggi pomeriggio poco dopo l’inizio della lezione è venuto il signor Sheridan a prendere le bambine. Ha detto che le portava in campagna, e ci siamo chieste se non si fosse ammalata. Sembrava molto turbato”. L’assistente sorride e se ne va…

John Cheever è stato uno dei più importanti scrittori statunitensi del ventesimo secolo, tanto da essere persino paragonato a Čechov: i suoi racconti, a metà strada tra Grace Metalious e Truman Capote, sono icastiche rappresentazioni di gruppi di famiglie in un inferno, ritratti tanto più credibili quanto, a volte, pur in sottrazione, appaiono dolorosamente sopra le righe. Qui ne sono raccolti quattordici (I figlioli, I dolori del gin, Oh gioventù e bellezza!, Il giorno che il maiale cadde nel pozzo, L’accelerato delle cinque e quarantotto, Solo un’altra volta, che dà il nome alla raccolta, Il ladro di Shady Hill, Il pullman per il St. James, Il baco nella mela, Il guaio di Marcie Flint, The Bella Lingua, I Wryson, Il marito di campagna e La duchessa), tutti ottimi, che sono con ogni evidenza ‒ e basta leggerli per rendersene conto ‒ una forma perfettamente congeniale alla sua vibrante forza espressiva, che emerge esaltata a ogni volgere di pagina ed elevata a potenza dalla brevità che costringe alla sintesi, alla selezione, al labor limae e dunque alla concentrazione. Anche se va detto che non mancano prove di rilievo pure come romanziere di più ampio respiro, si pensi solo al famoso Falconer, di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario, storia di un professore universitario tossicodipendente che si trova in carcere a causa dell’omicidio del fratello: le novelle di Cheever però amplificano la sua abilità nel riprodurre con rara compiutezza l’intera gamma dei tipi umani. Delle loro sensazioni, dei loro problemi, della loro vigliaccheria, del loro esistere ai margini, in primo luogo rispetto a sé medesimi. Anche se spesso infatti la conclusione della minuziosa e chirurgica descrizione della vicenda è salvifica, Cheever non manca mai di raccontare ‒ verrebbe da pensare, senza eccedere in illazioni, anche per l’influenza delle proprie vicende personali, quelle di un uomo che ha alternato per la sua intera vita una facciata perfettamente integrata nella classica immagine del borghese del tutto compreso nelle regole della società del suo tempo a un’interiorità ribollente e sofferta (si pensi solo alla bisessualità vissuta in maniera torbida e nascosta e all’alcolismo) – la dirompente catastrofe della solitudine. Specie se si è in mezzo alla gente, specie se ci si trova in un non-luogo che appare chiuso e asfittico, specie se non si è risolti, specie se si è disillusi.



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