Sonata per Miriam

Sonata per Miriam
Adam Anker, musicista e compositore, è un uomo senza passato e senza futuro. Il passato gli è stato portato via dalla madre Wanda, morta prima che Adam potesse costringerla a rispondere alle sue domande, sempre troppo evasiva, attenta a non riportare in superficie nulla di quel passato accuratamente sepolto fino al punto di tranciare l’ultimo filo che collega chiunque alla generazione precedente: il cognome. Adam Anker sa infatti che il cognome riportato sul suo certificato di nascita non è Anker, ma Lipsky. Il futuro gli è stato portato via dalla morte inaspettata della figlia, Miriam, la sua Mimi, per cui aveva sacrificato l’unica donna che avesse mai veramente amato: la madre della piccola, Cecilia. Il dolore per quella insopportabile perdita non trova parole o spiegazioni, trova soltanto musica: la “Sonata per Miriam” è l’unico modo con cui Adam riesce ad esprimere il suo dolore.Le porte del passato, però gli si riaprono proprio il giorno in cui il suo futuro si sgretola. Mentre la figlia muore, Adam, in visita al museo dell’Olocausto, trova una foto di Adam Lipsky, profugo disperso e, accanto alla foto, un appello della sorella di Adam che invitava chi sapesse che fine avesse fatto il fratello a contattarla. Un filo, un appiglio al suo passato che, un anno dopo quel tragico giorno, Adam deciderà di seguire, per rispondere alle domande che non era riuscito a fare alla madre, e alle domande poste a lui dalla figlia, a cui non aveva saputo rispondere...
Con pochi indizi, alcune lettere e poche foto, Adam intraprenderà un viaggio fisico, verso i luoghi che hanno visto cambiare il suo passato, cercando coloro ancora in grado di raccontargli come, durante il periodo fascista, gli ebrei riuscivano a di scappare dalla Polonia, un racconto che comprende anche coloro che non possono più raccontare. Al viaggio fisico si accompagna il viaggio interiore di Adam, fatto di ricordi che acquistano nuovi colori, di nuova consapevolezza del suo essere. Linda Olsson, autrice di Stoccolma, racconta con eleganza e delicatezza una storia come tante ne ha create il dopoguerra, riuscendo ad indagare nell’animo di chi si trova senza radici. La musica, che naturalmente ricorre nella narrazione della vita del protagonista, sembra accompagnare la scrittura, a tratti più lenta, a tratti più veloce, spesso malinconica. Un libro scritto come una sonata, da accompagnare, se si vuole, ai brani di musica classica citati dall’autrice e che forse le hanno tenuto compagnia durante la scrittura.

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